lunedì, luglio 21, 2008

Lettera alle Colleghe e ai Colleghi della Sapienza sulla mia idea di Rettorato


Care Colleghe e cari Colleghi,

in questi giorni stanno crescendo la discussione, la riflessione e le proposte sugli obiettivi programmatici e sul percorso per giungere all’elezione del Rettore. Credo che, come me, molti colleghi ne siano soddisfatti. Dobbiamo, però, sapere che non è mai abbastanza l’attenzione della comunità accademica alla condizione di straordinaria difficoltà in cui versa la Sapienza e l’intero sistema universitario e di ricerca del paese.

Desidero portare il mio contributo in questa direzione, nella convinzione che la consapevolezza critica costituisce il passaggio essenziale per preparare un governo efficace per la Sapienza.

Un governo che sappia segnare un netto cambio di passo, che percepisca lucidamente la necessità storica e non disattendibile di un forte rilancio di qualità, che sia in grado di determinare in tempi brevi discontinuità rispetto alla situazione attuale. Pur in presenza di apporti importanti e generosi, non si è riusciti, infatti, a dare una svolta sostanziale nella soluzione di problemi cruciali per la nostra università (atenei federati, edilizia, risanamento del bilancio, sostegno alla ricerca, etc. ), in modo da porre la Sapienza in condizione di affrontare al meglio la complessa fase che si è aperta per l’università e la ricerca italiane. Un governo capace di scegliere e dare priorità alle questioni essenziali, come qualità della Sapienza, sistema federato compiuto e ridefinizione dei poteri del Rettore nella logica di una nuova governance non più accentrata, ma di unitarietà e decentramento, risanamento finanziario con meccanismi virtuosi di gestione della spesa e valorizzazione degli investimenti nella ricerca. Un governo in grado di realizzare gli obiettivi in tempi rapidi, concretizzare il cambiamento e gestire con efficienza. Un governo veramente partecipato e inclusivo che valorizzi tutti gli apporti, le competenze, il merito.

Negli ultimi quattro anni, che ho vissuto lontano dal governo della Sapienza, ho ritenuto doveroso il rispetto istituzionale, nella convinzione che la comunità accademica non può essere trasformata in una piazza politica, dove vive la dialettica maggioranza/opposizione. Sarebbe la fine dello spirito stesso di comunità accademica che, invece, deve trionfare al di sopra di posizioni e disagi individuali. Questo periodo di silenzio gestionale, mi ha regalato, però, l’opportunità di maturare con sguardo libero obiettivi e prospettive e, più in generale, la mia idea di Rettorato della Sapienza per il suo futuro.

Mi conforta che questa idea trovi consensi tra molti colleghi e che abbia trovato ampia condivisione anche nei rappresentanti dell'Ateneo federato delle Scienze umanistiche giuridiche ed economiche, dell’Ateneo federato delle Scienze umane, Arti e Ambiente, dell’Ateneo federato dello Spazio e della Società, che ho avuto modo di incontrare in questi ultimi giorni, e con i quali ho potuto verificare una sostanziale convergenza programmatica e di prospettive. Fatto che mi spinge a proseguire su questa linea con ancora maggior decisione e a lavorare per arricchirla con le idee, le aspettative e le speranze dei colleghi.

Auspico che ciò interpreti e sia condiviso sempre più largamente dall’intera comunità accademica e che diventi la connotazione dell’intera campagna elettorale per il Rettore, sapendo che, comunque, prima di tutto e al di là di tutto, essa deve svilupparsi come competizione positiva, diretta all’interesse generale della Sapienza. Per primo desidero e offro la mia piena collaborazione a questo fine.

Un caro saluto.

Roma, 21 luglio 2008

Gianni Orlandi

lunedì, luglio 14, 2008

Ennesima classifica delle università italiane sul Sole 24 Ore del 14 luglio 2008 vede La Sapienza in posizione arretrata
Sul Sole 24 Ore del 14 luglio 2008 è uscita l’ennesima classifica delle università italiane. Anche questa volta la Sapienza è lontana dalle prime posizioni, al 50esimo posto. Ai primi posti ci sono università più piccole e i due Politecnici del nord. Il Politecnico di Milano conquista la prima posizione.
Certamente, occorre analizzare meglio e mettere a punto gli indicatori per una valutazione più complessiva e puntuale degli atenei del paese. Tuttavia, se le numerose valutazioni pubbliche e private, ufficiali e non, pongono costantemente la Sapienza in posizioni arretrate, significa che qualche problema c’è.
E i problemi sono molti. Ce ne accorgiamo quotidianamente: lavorare e studiare nella nostra università diventa sempre più difficile. Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza Sapienza.
Non è più possibile continuare con politiche minimali che puntano a piccoli aggiustamenti e non determinano un cambiamento generale di rotta.
Occorre una forte discontinuità che sia in grado di ridare energie e prospettive alla Sapienza, di valorizzare qualità e merito in essa largamente presenti, di rendere la sua dimensione e la sua multidisciplinarietà una risorsa e non un ostacolo e una causa di immobilismo.
Gli Atenei Federati possono essere uno strumento cruciale. Occorre, però, puntare decisamente e subito su di essi dotandoli di una autonomia gestionale e finanziaria forte. In questo modo è possibile ridisegnare l’assetto della nostra università, ormai non più governabile in forma accentrata, ridefinendo le funzioni centrali e gli stessi poteri del Rettore nella logica di una nuova governance di unitarietà e decentramento.
Si può coniugare, così, positivamente la snellezza e la dinamicità degli Atenei Federati con la complessità e l’interdisciplinarietà del sistema Sapienza.
Gli Atenei Federati, di dimensioni più governabili, possono consentire una gestione più efficiente, una maggiore funzionalità delle strutture e, quindi, la possibilità di incrementare la competitività nazionale e internazionale della ricerca e raggiungere più alti livelli nella didattica. Certamente sarà necessario procedere contestualmente ad aggiustamenti rispetto alla composizione culturale delle diverse aggregazioni, in modo da esaltare le sinergie scientifiche.
La Sapienza centrale, liberata da funzioni non più gestibili a livello accentrato e che finiscono per appesantirla, può recuperare un ruolo autorevole nel paese e nel sistema universitario nazionale, diventando riferimento per una politica di rilancio del sistema università e ricerca.

mercoledì, luglio 09, 2008

Lettera con cui ho comunicato la mia candidatura alla carica di Rettore alle Colleghe e ai Colleghi della Sapienza

Care Colleghe e cari Colleghi,
mi candido nelle elezioni del Rettore. Una decisione meditata e anche sofferta che ho assunto definitivamente in queste ultimissime ore.
La mia scelta è maturata per le sollecitazioni di molti colleghe e colleghi nelle quali ho sentito l’intelligenza critica accompagnata dalla passione per la nostra università. I due più preziosi punti di forza, che so essere diffusi in tanti docenti e in tanto personale tecnico, amministrativo, bibliotecario, socio-sanitario, e che rappresentano la più importante risorsa e la vera garanzia per una prospettiva di rilancio della Sapienza. Senza di essi non vi sarebbe possibilità di un futuro autorevole e prestigioso per la nostra università e senza di essi perderebbe senso qualsiasi candidatura a Rettore che guardi in alto e pensi in grande.
Ora, la vera e propria emergenza Sapienza, che vive nel contesto di sofferenza dell’intero sistema universitario e di ricerca del paese, ci chiede di tradurre intelligenza critica e passione in qualità di governo ed efficienza di gestione, in capacità di pensare scenari di medio e lungo termine e di livello nazionale e internazionale, mentre si dà risposta ai singoli e specifici problemi della vita quotidiana di studio e di lavoro.
A questo è chiamato il Rettore, che deve essere sollecitatore e facilitatore dell’impegno di tutti i componenti della comunità accademica e, al tempo stesso, autorevole rappresentante della storia e del prestigio della Sapienza nei contesti accademici e istituzionali, locali, nazionali e internazionali.
Questa consapevolezza nasce dall’attenta osservazione della difficile fase che stiamo attraversando, con un carico di problemi anche strutturali irrisolti, che rendono sempre più arduo lavorare e studiare nell’università, ai quali si aggiungono nuovi ostacoli, a partire dai tagli di risorse per il sistema universitario e di ricerca. Ma nasce anche dalla mia storia personale che mi ha consentito di vivere sia l’esperienza di partecipare ai diversi livelli di governo della Sapienza, fino a quello del pro rettorato, che quella recente di esserne assolutamente estraneo. Un connubio di vicino e lontano che regala uno sguardo ricco di una visione strategica, arricchita dallo spessore di chi conosce perché vive i disagi, le problematiche, le aspettative, le delusioni giornaliere di ciascun lavoratore della nostra università. Uno sguardo che ritengo un patrimonio pregiato e irrinunciabile, forse indispensabile, per assicurare alla Sapienza un Rettore che segni il cambiamento.
E noi possiamo realizzare il cambiamento.
Sarà necessario, però, concentrarsi sulle questioni prioritarie, che torno a rievocare:
- puntare sulla qualità della Sapienza, costruendo le condizioni per valorizzare le competenze ed eccellenze dei docenti e del personale tecnico amministrativo in modo da assicurare alti livelli nella formazione, competitività nazionale e internazionale della ricerca, efficienza della gestione e funzionalità delle strutture;
- realizzare la Sapienza come sistema federato compiuto, basato su una piena autonomia economica e gestionale degli Atenei, che ridisegni l’assetto della nostra università, ormai non più governabile in forma accentrata, fino alla ridefinizione dei poteri del Rettore nella logica di una nuova governance di unitarietà e decentramento;
- assicurare il risanamento finanziario attraverso meccanismi virtuosi di gestione della spesa a partire dalla valorizzazione degli investimenti nella ricerca e attraverso la determinazione di meccanismi nazionali di finanziamento basati sulla qualità e il merito, per i quali la Sapienza può essere riferimento.
Gli obiettivi sono ambiziosi e non semplici, ma segnano la svolta che possiamo imprimere al futuro della Sapienza e all’intero sistema universitario e di ricerca, per ricostruirlo come luogo principe di formazione e trasmissione della conoscenza e come riferimento culturale per le grandi scelte strategiche del paese. Per essi sento ancora una volta la possibilità di sognare e la spinta e la volontà di realizzare i sogni impegnandomi insieme alle Colleghe e ai Colleghi, che spero partecipino sempre più numerosi e sempre più attivamente al governo della Sapienza.
Un caro saluto.
Roma, 8 luglio 2008

Gianni Orlandi

lunedì, luglio 07, 2008

Quale il futuro di Roma e del paese. Il commercio o l'investimento in ricerca e innovazione. Su questo tema è stato pubblicato un mio articolo sul Corriere della Sera del 7 luglio 2008


Il commercio e le anime della città

di Gianni Orlandi

 

Qualche giorno fa a Roma è stato aperto un altro centro commerciale, Euroma2, enorme, con 230 negozi, 20 ristoranti e 4000 posti auto. Si afferma così anche nella nostra città la tendenza, iniziata negli Usa molti anni fa, di realizzare vere e proprie cittadelle dello shopping, ove il cittadino è celebrato come consumatore, al quale, in ambienti sempre più confortevoli e lussuosi, viene offerta, come metafora della crescita illimitata e del benessere,  la possibilità di comprare ogni tipo di merce, ma anche di passeggiare, incontrarsi, condividere le esperienze, fruire di intrattenimenti. Il luogo del consumo, insomma, agito come luogo collettivo di impiego del proprio tempo, di articolazione dei rapporti umani, di formazione di opinioni, orientamenti, valori, sostituto immeritato della piazza, spesso magnificamente vestita di arte, che ha costituito storicamente il centro pulsante della civis. Il dubbio è obbligato. Siamo certi che tutto ciò funzioni, con prospettive durevoli di sviluppo? Che la società della conoscenza debba erigere a proprio totem la sede della massima espressione del piacere voluttuoso, quanto improvvido e iniquo dello spendere?

Con il nuovo centro commerciale si creano 2000 nuovi posti di lavoro, preziosi per i giovani romani e per l'economia del territorio. Siamo certi che ai giovani romani debbano essere offerte crescenti opportunità di occupazione come commessi o magazzinieri e sempre meno come ingegneri, fisici, biologi, nonostante a Roma vi sia la massima produzione di laureati, il 13% dell’intero paese? Non è difficile giungere alle conclusioni che delineano il circolo vizioso di una realtà locale sempre meno in grado di offrire prospettive ai talenti, di attirarne di nuovi, in una spirale di declino rispetto agli unici fattori vincenti  per il futuro, ricerca, innovazione, tecnologia, creatività. Spetta agli amministratori pubblici adempiere alla propria funzione di governo orientando le direttrici di crescita del nostro territorio e operando le necessarie scelte di priorità negli incentivi e negli investimenti pubblici, nella politica industriale.

venerdì, luglio 04, 2008

E' interessante vedere come il Politecnico di Milano ha deciso di avviare il processo di valutazione della sua capacità e della sua produzione di ricerca.
Il sole 24ore nòva del 3 luglio 2008

Di seguito si può vedere il processo di valutazione adottato

martedì, luglio 01, 2008

Trasformazione delle università in fondazioni

Lettera di Gianni Orlandi alle Colleghe e ai Colleghi della Sapienza



Care Colleghe e cari Colleghi,

siamo venuti a conoscenza in queste ore del testo definitivo del Decreto Legge n. 112 del 25 giugno 2008, varato dal Governo, che prevede all’art.16 la “Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università”.

Il provvedimento drammatizza lo stato di sofferenza del sistema universitario, al quale facevo riferimento qualche giorno fa parlando del contesto nel quale vive l’emergenza Sapienza con il suo carico di problemi e urgenze di soluzioni.

I rischi sono di portata storica. Viene prefigurato l’abbandono del carattere pubblico del  nostro sistema universitario, mentre, nel contempo, viene prevista una significativa riduzione del FFO.

La manovra ha il segno inequivocabile di una riduzione dell’impegno pubblico nell’università e nella ricerca. Ciò avviene in una fase nella quale al contrario occorrerebbe potenziarlo al massimo, anche sotto il profilo dell’investimento di risorse, per ricostruire una prospettiva di sviluppo al paese che, nella società della conoscenza, è fondata sui talenti e sulle competenze, sulla qualità del sistema di istruzione e di ricerca. Formazione, università e ricerca dovrebbero al contrario diventare priorità del sistema di welfare del nostro paese.

In Italia si investe sempre meno in ricerca rispetto agli altri paesi, investe poco il pubblico e investe pochissimo il privato. I dati denunciano che il mito della privatizzazione dell’università è essenzialmente ideologico senza fondamenti concreti, come d’altronde appare suggerito dalla logica che le fondazioni universitarie solo per il fatto di essere private, dovrebbero funzionare secondo merito, qualità ed efficienza.

Né, d’altro canto, può o deve essere importata nel sistema universitario la logica della competitività di impresa. La scienza non è il mercato e il suo avanzamento richiede scambio, dialettica e cooperazione nella comunità scientifica. Ciò non deve essere ignorato immaginando una competitività tra gli Atenei per il reperimento delle risorse che sia qualcosa di diverso da una competizione positiva e costruttiva che punti al progressivo miglioramento della qualità dell’intera sistema universitario e di ricerca.

Le prospettive che si aprono per il personale universitario sono altrettanto allarmanti.  Grave incertezza per il personale tecnico amministrativo che sembra destinato ad abbandonare il contratto  di pubblico impiego per una regolamentazione ignota, che potrebbe persino prefigurare una drastica riduzione del peso della contrattazione collettiva nazionale verso trattamenti differenziati nel territorio e, in genere, penalizzanti per le aree  più deboli del paese.  Né è possibile escludere un futuro incerto anche per il personale docente che intanto, già oggi, vede peggiorata la condizione retributiva con un allungamento degli scatti da due a tre anni.

Da ultimo, il possibile trasferimento del patrimonio edilizio alle fondazioni universitarie private desta ulteriori preoccupazioni. Si apre la porta alla possibile vendita di immobili, alcuni di grandissimo pregio artistico e architettonico, che hanno costituito una garanzia per gli atenei e hanno rappresentato parte significativa della loro storia e della loro immagine.

Può venire dalla Sapienza, la più grande università italiana, una forte spinta di mobilitazione per  tutelare e valorizzare il carattere pubblico del nostro sistema universitario?

E’ necessario l’impegno di tutti per costruire proposte efficaci di iniziativa. Porterò queste tematiche anche all’interno dei dibattiti per l’elezione del nuovo Rettore per costruire attenzione e sensibilità e per scongiurare il rischio che si ripresentino oggi proposte di trasformare La Sapienza in fondazione universitaria privata, come era stato adombrato da qualche candidato nella passata tornata elettorale.

Un caro saluto.

Roma, 30 giugno 2008                                                                               

Gianni Orlandi

mercoledì, giugno 25, 2008

Elezioni del Rettore della Sapienza

Lettera di Gianni Orlandi alle Colleghe e ai Colleghi


Care Colleghe e cari Colleghi,

le elezioni del nuovo Rettore sono ormai imminenti. Storia personale e amore per la nostra università mi spingono a proporre alcune riflessioni ispirate dalla ricerca del meglio per la nostra comunità in questa fase difficilissima che ha di fronte un futuro ancora più difficile.

Per definirla in una parola, parlerei di una vera e propria emergenza Sapienza, in un contesto di sofferenza dell’intero sistema universitario e di ricerca del paese. Lavorare e studiare nell’università diventa sempre più arduo,  con scarse soddisfazioni, con poche prospettive.

Serve uno scatto collettivo di ingegno e di volontà per cambiare questo andamento. Possiamo farlo. Ne abbiamo le capacità e le disponibilità all’impegno. Ne è prova il fiorire generoso di candidature alla carica di Rettore, ruolo tutt’altro che comodo in vista dei problemi da risolvere.

La situazione, però, ci spinge a trovare il percorso giusto per realizzare un’elezione del Rettore diversa dal passato, risultato ampiamente condiviso della comunità accademica che gli conferisca autorevolezza nel confronto con il mondo esterno e che l’accompagni nella complessa funzione di governo.

L’emergenza chiede chiarezza strategica, capacità di scelta, efficacia operativa. E’ necessario concentrarsi sulle questioni prioritarie:

-       puntare sulla qualità della Sapienza, costruendo le condizioni per valorizzare le competenze ed eccellenze dei docenti e del personale tecnico amministrativo in modo da  assicurare alti livelli nella formazione, competitività nazionale e internazionale della ricerca, efficienza della gestione e funzionalità delle strutture;

-       realizzare la Sapienza come sistema federato compiuto, basato su una piena autonomia economica e gestionale degli Atenei, che ridisegni l’assetto della nostra università, ormai non più governabile in forma accentrata, fino alla ridefinizione dei poteri del Rettore nella   logica di una nuova governance di unitarietà e decentramento;

-       assicurare il risanamento finanziario attraverso meccanismi virtuosi di gestione della spesa a partire dalla valorizzazione degli investimenti nella ricerca e attraverso la determinazione di meccanismi nazionali di finanziamento basati sulla qualità e il merito, per i quali la Sapienza può essere riferimento.

Gli obiettivi sono ambiziosi e non semplici, ma segnano la svolta che possiamo imprimere al futuro della Sapienza e all’intero sistema universitario e di ricerca. Per essi sento ancora una volta, per primo, la spinta e la volontà di impegnarmi insieme alle Colleghe e ai Colleghi, che spero partecipino sempre più numerosi e sempre più attivamente al governo della Sapienza.

Un caro saluto.

24 giugno 2008

Gianni Orlandi

lunedì, giugno 02, 2008

Riporto la lettera che ho ritenuto di inviare ai colleghi della Sapienza in risposta alla proposta di elezioni primarie avanzata da un gruppo di colleghi.



Care Colleghe e cari Colleghi,

nei giorni scorsi un gruppo di docenti ha avanzato una proposta per la prossima elezione del Rettore. Quel gruppo di colleghi individua come punto importante realizzare e gestire tra coloro che aderiscono alla loro proposta una sorta di “primarie” per indicare  possibili candidati a Rettore.

Ne ho apprezzato molto l’intento di sollevare per tempo l’esigenza di discutere e di sollecitare la partecipazione, assolutamente necessaria in questa fase nella quale più che mai La Sapienza ha bisogno di rilancio, di qualità, di efficienza, anche a fronte dello stato di difficoltà del sistema universitario nazionale.

C’è, però,  il fatto che - a differenza dei sistemi politici e dei partiti, ove dagli Stati Uniti all’Italia, pur con le dovute differenze, è stato importante introdurre meccanismi democratici e partecipativi per scegliere i leader - nella Sapienza vige già un sistema di regole elettorali basato  su un meccanismo persino troppo esasperato di primarie. Nella Sapienza si svolgono di fatto fino a tre primarie, nelle quali ciascun professore ordinario a tempo pieno, può essere votato, candidarsi anche a votazioni già iniziate, fino alla quarta votazione, l’ultima, ove i due candidati con il maggior numero di voti nella terza votazione vanno al ballottaggio, se in precedenza nessuno ha raggiunto il quorum richiesto.

Con una simile normativa elettorale, nella quale tutti sono liberamente candidabili fino all’ultimo momento – normativa che va, se del caso, messa in discussione e modificata, ma rispettata fino in fondo finché vige -, qualsiasi procedura intermedia, che funga da drenaggio di gruppi o candidati, finisce per costituire inevitabilmente, al di à delle pur positive intenzioni, una restrizione della democrazia.

Confesso che, pensando ai bisogni di democrazia e di partecipazione della Sapienza, a me vengono in mente prioritariamente due  questioni.

La prima riguarda il riconoscimento della piena dignità di  tutte le componenti della comunità accademica nella vita dell’università, anche attraverso la revisione dello Statuto e dei Regolamenti; penso ad esempio al ruolo dei ricercatori, ma anche al peso eccessivamente squilibrato attribuito al personale tecnico amministrativo proprio nell’elezione del Rettore, che diventa paradossso in rapporto al peso elettorale degli studenti di alcune facoltà.

La seconda, ma non meno importante, riguarda il pieno recupero di un confronto progettuale, aperto, critico, su tutti i temi della comunità accademica, dalle grandi questioni, a quelle meno strategiche, ma che incidono sulla vita quotidiana di lavoro e di studio, in modo da far rinascere tra tutti i colleghi la motivazione a partecipare e a portare il proprio contributo nelle scelte di governo della Sapienza; in questo certamente, potrà essere decisivo aprire una nuova fase di piena autonomia degli Atenei Federati, realizzando anche tutte le condizioni operative per la loro piena funzionalità.

Se volessimo applicare quest’ultimo principio all’elezione del Rettore, immagino un percorso che eviti di vincolare in schieramenti e tenda, viceversa,  ad aprire il più possibile il confronto. Non penso, insomma, a programmi predefiniti ai quali aderire, semmai con il proprio piccolo contributo, ma a sedi di discussione, anche dell’intero corpo accademico,  ove far maturare idee,  proposte, progetti e far emergere le personalità più idonee a rappresentare  il sentire comune della Sapienza e, quindi,  ad essere candidati autorevoli alla carica di Rettore.

Il mio sogno, ma credo il sogno di molti, è quello della Sapienza che torni ad essere sede dei valori accademici, di comunità solidale di cultura, di scienza e trasmissione di conoscenza, che celebra con solennità l’elezione del proprio Rettore. Tutto altro e diverso, quindi,  dalla politica e dal sistema dei partiti, il quale, al contrario,  può trarre indicazioni e prospettive dal suo sapere.

Un cordiale saluto                                                                  

Roma, 14 aprile 2008

Gianni Orlandi



Lettera dei colleghi della Sapienza che vorremmo

Al personale docente
Al personale tecnico-amministrativo
Ai rappresentanti degli studenti 


Roma, 8 aprile 2008 


        Si avvicina la scadenza dell'attuale mandato rettorale. 
Presto saremo chiamati a votare. Si tratta di un momento 
particolarmente difficile per l'università italiana, retrocessa nella 
scala delle priorità del paese. Per La Sapienza, i problemi si sono 
posti e si pongono in modo più acuto e ne hanno determinato negli 
ultimi venti anni un forte declino, in confronto sia con altri atenei 
italiani sia, soprattutto, con quelli di altri paesi europei. 
Da questa consapevolezza ha preso le mosse una riflessione sulla 
situazione attuale e sui modi possibili per invertire le tendenze in 
atto. Essa ha cercato di raccogliere e ordinare le valutazioni 
critiche che molti di noi si scambiano nel loro vivere quotidiano 
all'interno dell'Università e i suggerimenti costruttivi che pure 
vengono proposti. Il risultato è il documento che presentiamo alla 
vostra attenzione, un manifesto propositivo, intitolato La Sapienza 
che vorremmo: riorientarsi alla qualità e all'eccellenza. 
Vorremmo tornare ad essere orgogliosi della nostra università; 
vorremmo che riacquistasse la capacità progettuale espressa negli 
anni Ottanta.
Riteniamo che sia possibile, seppure in tempi non brevi, valorizzare 
le capacità, le competenze e le professionalità presenti, 
riconquistare alla Sapienza un ruolo importante nell'alta formazione 
e nella ricerca, nel panorama internazionale. Questo è 
particolarmente importante per i giovani che continueranno ad operare 
nella nostra Università per molti anni ancora e desiderano poterlo 
fare in un ambiente dinamico, pronto ad accogliere le sollecitazioni 
che gli sviluppi del progresso scientifico e della società 
richiederanno. 
Occorrono quindi scelte coraggiose, discontinuità di governo; 
soprattutto, occorre l'impegno convinto di ciascuno di noi. Esso deve 
esprimersi nella coerenza delle scelte rispetto al riorientamento 
prospettato; nella disponibilità ad assumere responsabilità ai 
diversi livelli; nella trasparenza del contributo alle decisioni 
collettive. 
Non tutte le idee e le linee di evoluzione proposte nel documento 
troveranno consenso unanime. Se però ne condividerete il senso 
complessivo, vi chiediamo di aggiungere le vostre firme alle nostre. 
La volontà di cambiare risulterà chiara soltanto se le adesioni 
saranno numerose. Essa potrà trovare un primo riscontro già nel 
metodo di ricerca delle candidature a rettore, attraverso una 
consultazione preliminare, così come viene delineato al punto 22 del 
manifesto.
L'adesione può essere effettuata da qualsiasi postazione della 
Sapienza mediante la compilazione del modulo elettronico presente nel 
sito http://lasapienzachevorremmo.uniroma1.it, utilizzando login e 
password personali indicate nel testo della e-mail; oppure, può 
essere comunicata via e-mail all'indirizzo 
lasapienzachevorremmo@uniroma1.it, specificando: nome e cognome; 
corpo elettorale di appartenenza (docenti; personale tecnico-
amministrativo; rappresentanti degli studenti); per il personale 
docente e tecnico-amministrativo, dipartimento o struttura di 
appartenenza. 
Al momento stesso dell'adesione o comunque entro il 10 maggio 2008, 
gli aderenti possono segnalare, sempre con modalità automatica, fino 
a due nominativi ritenuti idonei alla carica di rettore i quali 
saranno elencati fra i candidati se avranno aderito al documento 
entro il 15 maggio 2008 .
La consultazione primaria si svolgerà fra il 26 maggio e il 4 giugno 
2008.
Vi ringraziamo per l'attenzione che dedicherete al documento e ci 
auguriamo che possiate condividerne gli intenti e aderire.
Con i migliori saluti, 

Luigina Aiello, Giorgio Alleva, Paolo Amati, Stefano Biagioni, Sergio 
Bruno, Nicola Cabibbo, Graziella Caselli, Attilio Celant, Paolo De 
Bernardis, Domenico De Masi, Ernesto Di Mauro, Viviana Egidi, Antonio 
Fantoni, Laura Frontali, Antonio Golini, Paolo Lampariello, Stefano 
Levialdi Ghiron, Guido Martinelli, Marta Olivetti Belardinelli, 
Giovanni Vittorio Pallottino, Giorgio Parisi, Rossella Petreschi, 
Sergio Pimpinelli, Claudio Procesi, Giancarlo Ruocco, Giovanni 
Battista Sgritta, Gabriella Tocco, Alberto Zuliani


domenica, aprile 20, 2008

E' uscito sul Corriere della Sera del 20 aprile 2008 un mio editoriale "Strategie per attrarre i talenti", che, prendendo spunto dalla questione della chiusura del centro di ricerca e sviluppo della Ericsson-Marconi a Roma, suggerisce alcune politiche che la regione Lazio dovrebbe attuare per invertire la tendenza che vede le grandi multinazionali portar via da Roma le attività pregiate di ricercanonostante aumentino i loro investimenti nella capitale.


di GIANNI ORLANDI
Corriere della Sera del 20 aprile 2008

La Ericsson-Marconi, multinazionale dell'ICT, sta chiudendo il centro di ricerca e sviluppo che ha sede a Roma. Un laboratorio attivo da moltissimi anni che ha sviluppato attività all’avanguardia e ha sempre operato in un rapporto fecondo con le università romane.  La notizia allarma. Per il futuro dei 300 dipendenti, specie ingegneri e tecnici qualificati, ma anche per lo scenario che evoca. Si continua ad assistere alle scelte di grandi aziende multinazionali, dalla farmaceutica all’ICT, di delocalizzare dalla capitale le attività di ricerca. Tutto ciò nonostante aumentino gli investimenti delle multizionali nella capitale e, più in generale, i dati economici di Roma e del Lazio parlino di crescita e di una vivace natalità di imprese, anche in controtendenza con l’andamento nazionale, specie nel settore dell’ICT, che si caratterizza come pervasivo e trainante dello sviluppo economico della regione. La contraddizione è evidente e conduce ad interrogarsi sulle ragioni delle scelte aziendali, ma soprattutto sulle politiche messe in atto a livello territoriale. La Regione dichiara il suo impegno a puntare sulla valorizzazione dell’attività di ricerca e di trasferimento tecnologico e su uno sviluppo fondato sull’innovazione. Investe risorse in tale direzione. Sta varando, anche se con ritardo, la legge regionale di sostegno alla ricerca e all’innovazione. Eppure accadono fatti come quelli della Ericsson. Forse occorre ripensare complessivamente la strategia regionale. Azzardo alcuni suggerimenti sugli indirizzi da intraprendere. Velocizzare programmi, interventi, procedure, perché nel mondo dell’innovazione il tempo è cruciale e corre impietoso. Impostare una politica a largo raggio che renda il territorio della regione competitivo per quanto riguarda qualità dei servizi e delle reti di comunicazione materiale e immateriale, funzionamento della burocrazia, accesso al credito e, quindi, attrattivo per le imprese e per i talenti.  Operare scelte nette e chiare nel sostegno alla ricerca e all’innovazione, razionalizzando gli interventi, concentrando le risorse in settori e iniziative strategici, perseguendo con determinazione la messa in rete di tutti i soggetti della filiera dell’innovazione. La vicenda Ericsson è l’occasione nella quale la Regione può dare un segnale forte dell’apertura di una nuova stagione di governo. 


venerdì, aprile 18, 2008

E' disponibile il video del mio intervento al convegno "Mobilità sostenibile: una sfida per Roma", che si è svolto a Roma il 31 marzo 2008





Altri video


E' interessante da leggere l'articolo "Sud, le periferie votano Pdl", sul Corriere della Sera di oggi 18 aprile 2008, che presenta un'analisi interessante del voto del 14 e 15 aprile 2008

Più consensi nei quartieri popolari e in provincia
Ici e bonus bebè hanno convinto operai e insegnanti

Vomero, quartiere bene di Napoli. Qui il Popolo della libertà si è fermato (per modo di dire) al 43 per cento. Ma basta spostarsi in periferia, basta spingersi fino a Secondigliano, dove il numero dei lampioni cala insieme alle cifre dello stipendio, per veder schizzare il consenso al 57 per cento. Stesso discorso a Cagliari. In centro il Pdl è al 42 per cento, nel seggio davanti alle case popolari di Sant'Elia supera il 45 per cento. E se da lì andiamo fino a Quartu Sant'Elena, di fatto periferia della città, arriviamo al 53. Ed è così anche in Puglia, in Sicilia, in Calabria. In tutto il Sud.

Più voti in periferia che al centro, più in provincia che in città. Ceto medio, pancia del Paese, strati popolari: chiamatelo come volete, ma è qui che il Pdl ha stravinto nel Mezzogiorno, senza nemmeno l'aiuto della Lega come al Nord. Non sono imprenditori e liberi professionisti ma impiegati, operai, insegnanti che magari un tempo stavano a sinistra. Attirati dal taglio dell'Ici, visto che anche al Sud l'80 per cento delle famiglie è proprietaria di casa. Invogliati dal ritorno del bonus bebè, perché qui i figli si fanno ancora. E convinti dal cambiamento promesso da Berlusconi in una terra dove tutto sembra immobile. Non solo oggi, con la sinistra al potere a Roma e nelle Regioni. Ma da sempre.

giovedì, marzo 27, 2008

Sul Corriere della Sera del 27 marzo 2008 è stato pubblicato un mio articolo "Servono misure più concrete" su problemi della mobilità e dell'inquinamento a Roma

di GIANNI ORLANDI
Corriere della Sera del 27 marzo 2008

domenica, marzo 02, 2008


Con alcuni amici abbiamo preparato l'appello ai candidati premier alle prossime elezioni politiche sulla neutralità della rete. 

L'appello è disponibile e può essere sottoscritto  all'indirizzo. 


Se siete d'accordo, vi prego di diffonderlo sulle vostre mailing list.

Appello ai candidati premier per la neutralità della rete

L’evoluzione delle tecnologie e dei sistemi di comunicazione consentirà sempre più rapidamente di moltiplicare servizi e applicazioni. La convergenza sempre più spinta delle tecnologie e l’uso di internet stanno rivoluzionando il modo di comunicare, consentendo l’accesso all’informazione e la connettività da ogni luogo e in ogni momento. Tali trasformazioni tecnologiche condizioneranno in modo cruciale lo sviluppo economico e sociale del paese, ma anche la  qualità della nostra democrazia, che deve assicurare in modo equo e universale l’accesso all’informazione e la possibilità di una partecipazione diretta e consapevole. Internet è stata concepita ed è cresciuta  come struttura aperta e non condizionabile: tale deve rimanere nel futuro, nell’interesse dei cittadini e di tutti i soggetti che vogliono sviluppare servizi innovativi.

Per tutto ciò è indispensabile:

· una infrastruttura di rete a larga banda diffusa ed efficiente, un vero e proprio sistema di autostrade, che consenta il transito di quantità crescenti di informazioni in modo rapido;

· la possibilità per chiunque di accedere alla rete quando e come vuole.

Al di là del problema della proprietà della rete, è esigenza ineludibile la neutralità della rete, intesa come:

· garanzia di un servizio universale, che consenta a tutti i cittadini la possibilità di connettersi alla rete a larga banda per comunicare tra loro, accedere alle informazioni e per scambiarle senza discriminazioni;

· pari opportunità di accesso e pari condizioni di costo e qualità di trasmissione a tutti i soggetti che vogliono entrare nel mercato dell’informazione, trasmettendo contenuti nella rete a larga banda.

Per questi motivi chiediamo ai candidati premier di impegnarsi ora, durante la campagna elettorale, a produrre entro i primi 100 giorni della prossima legislatura una normativa che garantisca la neutralità della rete.

 

Gianni Orlandi, Professore ordinario di ICT, Università Roma “La Sapienza”, Presidente AURIS onlus

Rita Besson, Docente Economia e organizzazione aziendale, Università Roma “La Sapienza”, Segretario AURIS onlus

Pasquale Russo, Ingegnere Coordinatore dei centri studi e ricerca di Link Campus University of Malta

Renato Brunetti, Presidente Snidata

Claudia Bettiol, Ingegnere, Consiglio Amministrazione ENEA



venerdì, febbraio 22, 2008

L'ultimo studio comparativo della Commissione UEGraduatoria della Commissione su ricerca e diritti d'autore conferma che l'Italia arranca nel campo dell'innovazione. Chi si candida a governare il paese dovrebbe esserne consapevole e agire di conseguenza
Venerdí 15 Febbraio 2008
L'Italia arranca nel campo dell'innovazione e mette a segno una performance inferiore alla media europea. L'impietosa fotografia è scattata dall'ultima studio comparativo della Commissione Ue, che mette a confronto cinque indicatori nel campo della ricerca nei Paesi europei e del mondo sviluppato nell'arco degli ultimi cinque anni.La ricerca valuta le prestazioni dei diversi sistemi produttivi prendendo in considerazione i fattori trainanti dell'innovazione, gli investimenti in ricerca e sviluppo, le misure che favoriscono l'imprenditorialità innovativa, l'attuazione concreta della ricerca nell'attività aziendale e i diritti di proprietà intellettuale.Alla fine, i Paesi sono stati suddivisi in quattro gruppi omogenei e l'Italia è finita nel terzo, quello degli «innovatori moderati». In compagnia di Spagna, Repubblica Ceca, Slovenia, Estonia, Cipro, oltre che Norvegia e Australia. Un gruppo ben staccato dal plotone d'avanguardia degli innovation leaders, guidato dalla Svezia, ma comprendente anche Germania, Finlandia, Danimarca, Regno Unito, oltre a Stati Uniti, Giappone e Svizzera. Dietro al gruppo italiano restano comunque i Paesi «in via di recupero», comprendenti 11 nazioni tra le quali Grecia, Slovacchia e Bulgaria.In base al superindice dell'innovazione l'Italia si trova al 23° posto sui 37 paesi analizzati a quota 0,33 a fronte di una media europea di 0,45. La Commissione Ue osserva che negli ultimi cinque anni la performance italiana è solo «migliorata in modo marginale rispetto alla media europea».Secondo Bruxelles, l'Italia esibisce «forza relativa, nella creazione di conoscenza e nella dimensione della proprietà intellettuale», campi nei quali si assesta attorno alle prestazioni medie dei Paesi Ue. In particolare vanno bene gli indicatori specifici sulla ricerca in media tecnologia e high-tech, erogazione fondi pubblici e design industriale.Invece la Penisola si ritrova in bassa classifica nei fattori trainanti di innovazione e nella dimensione imprenditoriale. Risultati che - secondo l'analisi della Commissione - indicano che «l'Italia ha un'alta efficienza nel trasformare gli input innovativi in output di proprietà industriale, ma una più bassa efficienza nel trasformare questi stimoli in applicazioni produttive concrete».Il nostro Paese ha invece messo a segno ieri progressi rilevanti in un'altra classifica europea, quello sull'attuazione delle direttive sul mercato unico. L'indice dell'Esecutivo Ue che valuta il grado di trasposizione delle direttive - il cosiddetto Scoreboard - ha evidenziato che l'Italia, per la prima volta, ha superato l'obiettivo dell'1,5% di deficit nel recepimento della normativa comunitaria, arrivando all'1,3%, in linea con la media Ue. Rispetto all'ultima rilevazione del giugno 2007, «progressi notevoli sono stati messi a segno soprattutto da Italia e Portogallo» ha riconosciuto il commissario Ue al Mercato interno, Charlie McCreevy. Nonostante negli ultimi sei mesi abbia risolto 19 casi, il nostro Paese rimane però con 134 procedure d'infrazione aperte la maglia nera dell'Unione europea.Il ministro per le Politiche europee, Emma Bonino, ha sottolineato gli apprezzamenti di McCreevy, sostenendo che rendono merito agli sforzi compiuti fin dall'inizio del suo mandato per migliorare la posizione dell'Italia nel contesto europeo. Un lavoro che ha portato, tra l'altro, negli ultimi 20 mesi alla riduzione del 30% delle procedure d'infrazione.
Enrico Brivio, BRUXELLES.

venerdì, febbraio 15, 2008

Sul Corriere della Sera del 15 febbraio 2008 è stato pubblicato un mio articolo "Efficienza con qualche ritardo" sull'efficienza della regione Lazio e la gestione del personale


Efficienza con qualche ritardo
di GIANNI ORLANDI
Corriere della Sera del 15 febbraio 2008

domenica, febbraio 10, 2008

Sul Corriere della Sera del 10 febbraio 2008 è stato pubblicato un mio editoriale "Se lo smog bussa alla porta" sul problema dell'inquinamento a Roma

di GIANNI ORLANDI
Corriere della Sera del 10 febbraio 2008

L'aria a Roma è inquinata. Il traffico contribuisce per il 70% alle emissioni delle polveri sottili che minacciano i nostri polmoni. Il Comune ha rilanciato i giovedì a targhe alterne e le domeniche ecologiche, provvedimenti che determinano sollievo momentaneo, ma nessun risultato duraturo. Forse servono a rendere i cittadini più sensibili al problema. Il risultato rischia però di essere compromesso da misure eccessive come quella di vietare la circolazione anche alle auto diesel euro 4 senza filtro antiparticolato, acquistate da cittadini inconsapevoli proprio per disporre di veicoli meno inquinanti. Né si può pensare di aumentare le giornate a targhe alterne, che già così creano disagi in una città con trasporti pubblici insufficienti.

E’ arrivato il momento di compiere scelte strategiche.

Adottare misure come la congestion charge, in funzione con successo a Londra, che Milano sta sperimentando con l’ecopass. E’ una strada sicura per scoraggiare l’uso dell’auto privata. Per circolare nel centro storico occorre pagare in rapporto ai costi sociali dell’inquinamento prodotto. Il ricavato deve essere rigorosamente utilizzato per migliorare la mobilità pubblica. Così la spesa del cittadino va a vantaggio della collettività e non dei costruttori di automobili. In attesa delle nuove linee metropolitane, aumentare drasticamente le corsie preferenziali per i mezzi pubblici e rafforzare i controlli sulle soste selvagge che rallentano le corse. Sviluppare con decisione l'uso della bicicletta realizzando piste ciclabili che offrano percorsi continui e sicuri. Più della metà degli spostamenti a Roma è inferiore a cinque chilometri, distanza facilmente percorribile con la bicicletta. Non si hanno più notizie del progetto delle 20.000 bici, disponibili in diversi punti della città sull'esempio di Parigi, annunciato alcuni mesi fa dall’amministrazione comunale. E perché non incentivare l'acquisto delle biciclette elettriche, a pedalata assistita, utili per chi non vuole o non può permettersi eccessivi sforzi fisici, invece di quello di nuove vetture e scooter? Agire con decisione sul trasporto delle merci, effettuato per lo più con vecchi veicoli inquinanti, attraverso una concezione moderna della logistica che preveda più sedi di stoccaggio riducendo drasticamente la distanza dal produttore o dal fornitore al rivenditore.

mercoledì, gennaio 30, 2008

Sul Corriere della Sera del 30 gennaio 2008 è stato pubblicato un mio articolo sul problema dei rifiuti, considerati, nel nostro paese, un problema e non una opportunità

Dai rifiuti un tesoro per il Lazio
di GIANNI ORLANDI
Corriere della Sera del 30 gennaio 2008

domenica, gennaio 20, 2008

Il Papa alla Sapienza. Sul Corriere della Sera del 20 gennaio 2008 è stato pubblicato un mio intervento sulla vicenda della visita del Papa alla Sapienza. Vi invito a leggerlo tutto in quanto il titolo scelto dalla redazione del giornale "Orlandi: col forfait del Papa in ateneo persa un'occasione di confronto" non interpreta lo spirito del contenuto.


Ancora una volta la Sapienza è stata tristemente all'attenzione dei media con la vicenda della visita del Papa. La prima riflessione non è giudizio, ma emozione: la sofferenza di un accademico per come hanno finito per configurarsi gli eventi. Avrei voluto continuare a sognare l'inaugurazione dell'anno accademico come rito che celebra il sapere, la libera ricerca della conoscenza, il confronto critico delle idee, per una volta completamente franchi dalle inevitabili schiavitù della politica, del mercato, o, peggio, della dipendenza mediatica. In tal senso, il tema stabilito per la manifestazione, l'abolizione nel mondo della pena della morte, delitto contro l'umanità, era pertinente e nobile. Niente va tolto al valore di tale scelta che dichiara l’impegno della comunità accademica a fianco di una iniziativa internazionale nella quale tanta parte ha avuto l’Italia, nonostante sia risultata oscurata dalle colpevoli leggerezze, incurie o incapacità del governo di una realtà complessa come quella della Sapienza. Ma veniamo ai principi che mi appassionano. L'università deve essere - o tornare ad essere - istituzione che pratica e difende sempre il dibattito, la discussione, la critica, fino alle polemica delle idee e delle posizioni, esercitate come diritto di tutti di esprimersi, nel rispetto del pari diritto altrui. Il tema, allora, non è, e non deve in ogni caso diventare, dove risieda il torto o la ragione, ma la vera essenza dell’accademia, come palestra di confronto improntato ad uno spirito comune di ricerca di gradi sempre più avanzati di conoscenza. L'università è comunità di condivisione e partecipazione permanente, non ad intermittenza in scadenze convenienti a chi si trova a governarla pro-tempore, ove il consenso è il risultato di un percorso che produce non già necessariamente condivisione di opinioni, ma del diritto ad esprimerle e di impegno a costruire le forme migliori e più avanzate per garantirlo. L'università è sede di scienza e di trasmissione di conoscenza. Rispettarla come tale significa restituirla alla sua funzione etica, culturale e sociale. Tutto ciò avrei desiderato - e ho auspicato invano nei giorni passati - dal governo della Sapienza. Con l'umiltà del sincero accademico mi sento ora di chiedere scusa al paese, ma anche a tutti coloro che sono entrati - in alcuni casi involontariamente, in altri, forse, consapevolmente o persino strumentalmente - in aspre polemiche e a chi ha dovuto subirle. Al Papa che aveva dato la sua disponibilità ad intervenire di persona sul tema della lotta alla pena di morte. Ai colleghi e agli studenti che si sono espressi in merito all'organizzazione della cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico, anche con posizioni opposte. Alle istituzioni e alle forze politiche che sono state di fatto obbligate a scendere nel campo del confronto a proposito dell'università, ma non già per trarre da essa e dal suo sapere indicazioni e prospettive. La speranza, ultima dea, mi fa auspicare che il futuro della Sapienza sia altro, finalmente di slancio e di impulso di progresso con l’apporto prezioso di tutti i suoi saperi, del patrimonio inestimabile delle idee e delle convinzioni diverse e persino confliggenti che la animano.


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L'articolo "Atei devoti nel giardino del Papa" di Eugenio Scalfari su La Repubblica del 20 gennaio 2008 riporta nella corretta dimensione le polemiche sulla mancata presenza del Papa alla Sapienza.

Atei devoti nel giardino del Papa
di Eugenio Scalfari
La Repubblica del 20 gennaio 2008


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Molto interessante è anche l'articolo "Il senso laico" di Claudio Magris sul Corriere della Sera del 20 gennaio 2008


Il senso laico
di Claudio Magris
Corriere della Sera del 20 gennaio 2008

domenica, gennaio 13, 2008

E' utile riflettere su questi temi posti nell'articolo di Scalfari in questi tempi in cui si confonde spesso il bisogno di fede del singolo con il principio di laicità dello Stato

Una chiesa che scambia il sacro con il profano 
di Eugenio Scalfari
La Repubblica del 13 gennaio 2008