lunedì, settembre 01, 2008

Essere Rettore della Sapienza per il quadriennio 2008/2012

Linee programmatiche
Care Colleghe e cari Colleghi,
sono convinto che occorre lavorare per un futuro autorevole e prestigioso della Sapienza.
Una Sapienza che esprima tutte le sue straordinarie potenzialità culturali, didattiche, di ricerca, ma anche di impegno civile e sociale, autentica risorsa di sviluppo e di progresso. Una Sapienza nella quale diventi facile studiare e lavorare, aperta, raggiungibile, efficiente. Una Sapienza alla quale tutti abbiano l’orgoglio di appartenere, come studenti, come docenti, come personale tecnico, amministrativo, bibliotecario, socio-sanitario. Una Sapienza, istituzione pubblica, che sia vanto della città e del paese, in tutti i contesti nazionali e internazionali. Una Sapienza che torni ad essere e sia sempre più “la nostra Sapienza”, la Sapienza di tutta la comunità accademica, nella quale si vive bene, con entusiasmo, con creatività.
Noi possiamo realizzare questo futuro.
Ne sono convinto in ragione dell’intelligenza critica accompagnata dalla passione per la nostra università che riconosco in tante colleghe e colleghi, le stesse che mi animano. Sono i due più preziosi punti di forza che rappresentano la più importante risorsa e la vera garanzia per una prospettiva di rilancio della Sapienza.
Ciò chiede come condizione indispensabile di dare vita ad un Rettorato che funga da sollecitatore e facilitatore dell’impegno di tutti i componenti della comunità accademica, in modo da poter tradurre intelligenza critica e passione in qualità di governo ed efficienza di gestione, in capacità di pensare scenari di medio e lungo termine e di livello nazionale e internazionale, mentre si dà risposta ai singoli e specifici problemi della vita quotidiana di studio e di lavoro. Per questo parto da qui come primo e preliminare “punto programmatico”.
D’altronde, la situazione di vera e propria emergenza che vive la Sapienza, nel contesto di sofferenza dell’intero sistema universitario e di ricerca del paese, chiede un modo diverso, più forte e deciso, di affrontare anche gli aspetti programmatici. La fase che stiamo attraversando è, infatti, particolarmente difficile, con un carico di problemi anche strutturali irrisolti, che rendono sempre più arduo lavorare e studiare nell’università, ai quali si aggiungono nuovi ostacoli, a partire dai tagli di risorse per il sistema universitario e di ricerca e dalle minacce al suo carattere pubblico, contenuti nei recenti provvedimenti di legge.
Oggi serve, anzi è indispensabile, esercitare la capacità di identificare le questioni prioritarie, necessarie per imprimere una svolta di qualità e rimettere in gioco la Sapienza, ponendola in grado di affrontare al meglio la complessa fase che si è aperta per l’università e la ricerca italiane. Pochi e chiari obiettivi sui quali concentrare l’azione per realizzare rapidamente, entro i primi tre mesi di governo, i primi risultati e aprire il nuovo anno 2009 con un passo diverso e con le condizioni necessarie per affrontare l’insieme delle problematiche, anche di prospettiva di medio e lungo termine, che segnino la Sapienza del futuro.
Richiamo di seguito, seppur brevemente, il cuore delle questioni prioritarie:
· puntare sulla qualità della Sapienza, costruendo strumenti e metodi per valorizzare, competenze ed eccellenze dei docenti e del personale tecnico amministrativo in modo da assicurare alti livelli nella formazione, competitività nazionale e internazionale della ricerca, efficienza della gestione e funzionalità delle strutture e dei servizi agli studenti;
· realizzare la Sapienza come sistema federato compiuto, basato su una piena autonomia economica e gestionale degli Atenei, che consenta la piena espressione dei distinti ruoli dei dipartimenti e delle facoltà e che ridisegni l’assetto della nostra università, ormai non più governabile in forma accentrata, fino alla ridefinizione dei poteri del Rettore nella logica di una nuova governance di unitarietà e decentramento;
· assicurare il risanamento finanziario attraverso meccanismi virtuosi di gestione della spesa, a partire dalla valorizzazione degli investimenti nella ricerca, attraverso la gestione federata delle risorse, a partire dal bilancio per il 2009, e attraverso la determinazione di meccanismi nazionali di finanziamento basati sulla qualità e il merito, per i quali la Sapienza può essere riferimento;
· restituire alle facoltà di medicina e alle strutture della sanità universitaria la valenza pregiata di risorsa per l’intera Sapienza, affrontando con determinazione i nodi del Policlinico Umberto I (qualità, merito e trasparenza nell’assegnazione delle responsabilità mediche e sanitarie e nell’uso delle strutture; lotta agli sprechi di ogni genere, finanziari, nell’utilizzo delle attrezzature e degli impianti, nella destinazione delle risorse umane; assoluto rigore e trasparenza negli appalti e in tutte le procedure di acquisto di beni e servizi; effettiva fattibilità degli interventi di risanamento edilizio) e dando definitiva soluzione alla inaccettabile carenza di spazi e strutture per la didattica e la ricerca della seconda Facoltà di Medicina.
Sono questi i terreni sui quali realizzare risultati in tempi rapidi, concretizzando così il cambiamento che farà la differenza.
Il nuovo contesto che determineremo ci consentirà di dare realizzazione all’insieme complessivo delle linee programmatiche della Sapienza del futuro. Le mie idee di fondo, d’altronde, sono note e vengono da lontano, sostanzialmente espresse nel programma della tornata elettorale 2004, disponibile all’indirizzo http://gianniorlandi.blogspot.com/, che, purtroppo, rimangono tuttora in larga misura non realizzate e quindi di assoluta attualità. Mi sento comunque di condividere molti degli obiettivi esposti su diverse problematiche dagli altri colleghi candidati. Fortunatamente essi risultano in gran parte affini, delineando così le premesse per una visione unitaria della Sapienza del futuro, ma ponendo anche le basi di una possibile convergenza che possa condurre a eleggere il Rettore, come esito di una competizione positiva, improntata all’interesse generale della Sapienza.
Sarà più opportuno, però, migliorare, affinare, arricchire gli obiettivi programmatici, in corso d’opera, sulla base dei risultati che di giorno in giorno realizzeremo, come esito di un confronto continuo, costruttivo perché capace di operare scelte e di realizzarle, e davvero collegiale, perché partecipato dai tanti colleghi di buona volontà e ricchi di idee che vorranno impegnarsi per la Sapienza del futuro.
Da ultimo, ma quasi come “un punto programmatico”, l’appello per una partecipazione di massa al voto, senza la quale perderebbe senso qualsiasi candidatura a Rettore che guardi in alto e pensi in grande. Contro lo scoraggiamento o la stanchezza che talvolta ci possono contagiare, contro la tentazione del disimpegno che a tratti ci può attraversare, contro il senso di sfiducia e la delusione che di tanto in tanto ci colgono, scendiamo tutti in campo con un impegno rinnovato per inseguire il sogno di realizzare la Sapienza, come luogo principe di formazione e trasmissione della conoscenza e come riferimento culturale per le grandi scelte strategiche del territorio e del paese.
Noi possiamo realizzare questo sogno.
Per tutto ciò sono candidato ad essere Rettore della Sapienza per il quadriennio 2008/2012, forte della spinta e della volontà di realizzare il nostro sogno insieme alle Colleghe e ai Colleghi, che spero partecipino sempre più numerosi e sempre più attivamente al governo della Sapienza.
Roma, 1 settembre 2008

Gianni Orlandi

Email: gianni.orlandi@uniroma1.it Cell.: 3488097609
Gianni Orlandi per La Sapienza

Il programma di governo per l’elezione del nuovo Rettore


1. Valorizzare la qualità della Sapienza e rilanciare il suo ruolo e la sua immagine.

2. Realizzare il decongestionamento e l’articolazione della Sapienza in Atenei Federati.

3. Affermare una vera e propria svolta nel governo della Sapienza.

4. Sostenere e valorizzare la ricerca.

5. Realizzare lo sviluppo di una didattica di qualità.

6. Garantire spazi e strutture e realizzare lo sviluppo edilizio.

7. Risanare la situazione finanziaria e assicurare le condizioni per lo sviluppo.

8. Valorizzare il ruolo del personale tecnico-amministrativo.

9. Assicurare il funzionamento e l’efficienza della gestione.

10. Rafforzare il rapporto con il mondo esterno e il territorio a partire dalle istituzioni locali.


1. Valorizzare la qualità della Sapienza e rilanciare il suo ruolo e la sua immagine.
La Sapienza conta su una storia prestigiosa e su un patrimonio culturale e scientifico di elevatissima qualità. In tutti i settori, nel confronto a livello nazionale e internazionale, siamo spesso punto di riferimento. Merito di ciò è l’impegno e il lavoro dei singoli e dei gruppi di ricerca. Tuttavia, la Sapienza, nel suo complesso, rimane sempre al di sotto dell'enorme potenziale delle sue risorse umane. La sua immagine risulta appannata e all'esterno, troppo spesso, la sua dimensione viene percepita come problema anziché come ricchezza.
Occorre imprimere una svolta netta rispetto al passato. Dare vita ad una vera e propria politica diretta a valorizzare la Sapienza e riconquistarle immagine e ruolo adeguati alla sua qualità. Tale politica deve basarsi su tre linee di azione.
La prima, volta ad affermare la presenza autorevole della Sapienza in tutte le sedi, da quelle istituzionali - a partire dalla CRUI, ove determinare, tra l’altro, una specifica attenzione alle problematiche delle grandi università -, a quelle scientifiche, anche promuovendo e valorizzando l’impegno dei singoli docenti.
La seconda, diretta alla cura dell’immagine della Sapienza come centro autorevole e riconosciuto di elaborazione culturale, sia a livello locale, che a livello nazionale e internazionale. Ciò anche attraverso il rapporto con i mezzi di informazione. Occorre puntare a far risaltare il valore del “marchio” Sapienza, come garanzia di qualità, ma anche nella sua potenzialità di acquisizione di risorse all’esterno. A questo fine è indispensabile recuperare quelle tradizioni accademiche che possono restituire dignità e, allo stesso tempo, esaltare il senso di appartenenza alla comunità accademica e, al tempo stesso, rappresenta il valore dell’istituzione universitaria di fronte al mondo esterno.
La terza, tesa a far svolgere alla Sapienza un ruolo da protagonista nel dibattito sulla politica nazionale per l’università e la ricerca. Far contare in esso la complessità e multidimensionalità della realtà ed esperienza di grande università, particolarmente necessaria per sconfiggere il disegno di dequalificazione del sistema universitario pubblico nazionale, avviato con le iniziative legislative poste in atto dall’attuale governo, a partire dal D.L. 112/2008. Anche per questo è essenziale che la Sapienza persegua con coerenza la sua missione di istituzione universitaria pubblica, contro ipotesi di costituzione di Fondazioni o di altre forme di privatizzazione di attività gestionali e si faccia protagonista di progetti che rimettano l’università e la ricerca al centro degli interessi del paese.
A fronte dell’evoluzione della società e delle nuove contraddizioni che si generano, la Sapienza, come gli altri luoghi alti del sapere, deve costituire un laboratorio di idee, un centro di produzione di cultura. In essi devono essere favoriti la discussione e il confronto e alimentato l’entusiasmo del pensare e del fare, per affermare una nuova progettualità economica e sociale, secondo i valori etici fondamentali di convivenza civile, di solidarietà, di tolleranza, di pace. Il Rettore per primo deve contribuire a rendere la Sapienza un vero punto di riferimento, non solo per i giovani, ma anche per i cittadini in generale. Deve sollecitare e favorire luoghi e modi di incontro, secondo un’idea di università aperta al territorio, alle associazioni civili, culturali, del tempo libero, di volontariato.

2. Realizzare il decongestionamento e l’articolazione della Sapienza in Atenei Federati.
E’ indilazionabile portare a compimento il processo di decongestionamento, che a tutt’oggi stenta a decollare, frenato da poteri marginali e risorse irrisorie.
Occorre realizzare subito la Sapienza come sistema federato compiuto, basato su una piena autonomia economica e gestionale degli Atenei, che ridisegni l’assetto della nostra università, ormai non più governabile in forma accentrata, fino alla ridefinizione dei poteri del Rettore nella logica di una nuova governance non più accentrata, ma di unitarietà e decentramento.
Occorre rimuovere ogni inerzia e già con il bilancio 2009 definire le risorse finanziarie assegnate agli Atenei, il cui utlizzo può essere programmato in forma autonoma secondo i propri programmi e le proprie priortità.
Varare, contestualmente, il piano di devoluzione di funzioni e di distribuzione di risorse umane per l’attivazione. Va, infatti, realizzata, in coerenza con un organico piano pluriennale di riequilibrio, la progressiva dotazione di risorse umane, indispensabili a far vivere davvero gli Atenei Federati, quali strutture dotate di piena e reale autonomia, anche gestionale e organizzativa.
Espletare rapidamente le attività tecnico-amministrativo e gestionali, necessarie a supportare l’implementazione e la vita del sistema federato, dando attuazione alle decisioni già assunte dal Consiglio di Amministrazione fin dal 2002.
Sviluppare iniziative dirette al coinvolgimento del personale tecnico-amministrativo, a partire dai necessari interventi di formazione e dal confronto con le organizzazioni sindacali, nella piena valorizzazione delle sedi previste dalla contrattazione collettiva.
Solo così è possibile realizzare la partecipazione sempre più consapevole e attiva di tutti e l’apporto delle diverse strutture di didattica, ricerca e servizio, in questa sfida fondamentale per il futuro della Sapienza; riaccendere entusiasmi, ormai delusi dai troppi indugi e dall’inattività che si stanno subendo. Solo così è possibile assicurare un governo collegiale, attento e misurato del processo di decongestionamento in aspetti significativi quali: revisioni e razionalizzazioni, che facciano tesoro delle esperienze vissute; sostegno dei settori innovativi, ma anche rilancio dei settori tradizionali, quale quello umanistico, patrimonio intellettuale e culturale da salvaguardare e valorizzare; garanzia della piena espressione delle potenzialità del sistema federato, anche in rapporto alle esigenze determinate dall’applicazione del nuovo ordinamento didattico; progettazione di una sempre migliore definizione dell’assetto istituzionale e organizzativo del sistema federato stesso.
A tutto ciò, infine, va affiancata una politica per il decentramento della Sapienza nel territorio esterno al comune di Roma. Va interrotta la pratica di sviluppo selvaggio, che ha in più occasioni determinato condizioni di lavoro e di studio inaccettabili e disagiate. Si deve procedere tempestivamente a rivisitare le iniziative già attivate nelle sedi decentrate. Va data vita ad un programma trasparente di realizzazione della presenza della Sapienza: che punti a valorizzare le esperienze già consolidate nel territorio; che si fondi sulla determinazione di effettive condizioni di qualità delle attività, di economicità e di fattibilità finanziaria e organizzativa; che risponda alla domanda formativa locale o si basi su specifiche condizioni di eccellenza del contesto.

3. Affermare una vera e propria svolta nel governo della Sapienza.
L’esperienza del governo di questi anni indica come indispensabile un cambiamento netto, deciso e profondo, in primo luogo nello stile di governo. Le parole d’ordine sono semplici, ma inequivocabili: trasparenza, certezza delle regole, collegialità, informazione e comunicazione, per assicurare una governance forte e partecipata, attorno ad un Rettore, che operi come Rettore di tutti e accessibile a tutti. Un Rettore che esprima fino in fondo l’autonomia e l’autorevolezza accademica di una istituzione pubblica pregiata, quale è la Sapienza, a partire dalla totale dedizione del suo impegno personale.
Un governo in grado di realizzare gli obiettivi in tempi rapidi, concretizzare il cambiamento e gestire con efficienza. Un governo veramente partecipato e inclusivo che valorizzi tutti gli apporti, le competenze, il merito.
A questo è chiamato il Rettore, che deve essere sollecitatore e facilitatore dell’impegno di tutti i componenti della comunità accademica e, al tempo stesso, autorevole rappresentante della storia e del prestigio della Sapienza nei contesti accademici e istituzionali, locali, nazionali e internazionali.
La partecipazione e il senso di appartenenza di tutti devono essere esaltati. Occorre organizzare riunioni periodiche del corpo accademico nelle quali discutere e condividere gli indirizzi strategici del governo della Sapienza, individuare i problemi e le soluzioni da adottare. Occorre promuovere azioni positive volte a incrementare la partecipazione delle colleghe negli organi e nelle strutture di governo. Occorre garantire in modo continuo, tempestivo e completo l’informazione sulle decisioni degli organi di governo, su tutto ciò che riguarda la Sapienza e può risultare di interesse per il personale.
L’efficacia operativa deve fondarsi sull’attribuzione di deleghe chiare e trasparenti per le principali problematiche (quali, Politiche di programmazione e bilancio, Ricerca, Didattica, Politica edilizia, Decongestionamento e decentramento, Rapporti con gli studenti, etc.), in modo da costituire una vera squadra di governo, coordinata e affiatata.
Occorre sviluppare una visione della gestione e dello sviluppo della Sapienza, improntata al metodo della programmazione. Si deve fondare su progetti chiari e mirati, sulla capacità manageriale di realizzarli in tempi certi, sulla sollecitazione e la valorizzazione di idee e di proposte innovative. Anche a tal fine, occorre assicurare la piena espressione del ruolo degli organi collegiali, a partire dagli organi di governo centrali, Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione, affinché esercitino, in modo sinergico e non configgente, le proprie funzioni di indirizzo e controllo; il Collegio dei Direttori di Dipartimento deve assumere un ruolo maggiormente decisionale e non soltanto consultivo. Ciò nella valorizzazione del sistema federato e dell’esercizio dell’autonomia degli Atenei Federati, delle Facoltà, dei Dipartimenti e dei Centri di ricerca e di servizio, quali elementi essenziali per configurare la Sapienza come istituzione universitaria pubblica, dotata di un’autonomia compiuta.
La realizzazione del sistema federato compiuto consentirà di ridisegnare l’assetto della nostra università, ormai non più governabile in forma accentrata, fino alla ridefinizione dei poteri del Rettore nella logica di una nuova governance non più accentrata, ma di unitarietà e decentramento.
Attenzione particolare va riservata alle attività di valutazione. Sia per potenziare il loro ruolo positivo e di stimolo alla crescita della qualità, che per utilizzare con il massimo grado di efficienza il loro impatto con la politica di distribuzione delle risorse a livello nazionale. Gli obiettivi sono quelli di diffondere la cultura della valutazione nella Sapienza; di costruire un sistema di valutazione compiuto nella Sapienza, a partire dal completamento dell’istituzione dei nuclei di valutazione di facoltà e dei comitati di indirizzo dei corsi di studio e dal potenziamento degli strumenti operativi e informatici necessari a fornire tempestivamente le informazioni; di svolgere un ruolo attivo nel dibattito nazionale per concorrere a disegnare sistemi e parametri idonei a rappresentare anche gli aspetti qualitativi, e non solo quantitativi, delle attività e a salvaguardare l’offerta culturale di antica tradizione, che una università storica e prestigiosa come la Sapienza deve difendere come patrimonio esclusivo.
E’ necessario attivare un dibattito che punti a modellare il futuro assetto istituzionale tenendo conto sia delle significative trasformazione legislative, organizzative e economico-finanziarie, realizzate e tuttora in atto nel sistema università, che dell’evoluzione in corso nella Sapienza conseguente, in particolare, al processo di decongestionamento.
In tale direzione, è improrogabile procedere alla revisione dello Statuto, a partire dal riconoscimento della piena dignità di tutte le componenti della comunità accademica nella vita dell’università. E’ necessario dare piena attuazione alle previsioni già contenute nello Statuto, sia per quanto riguarda l’attivazione e il buon funzionamento degli strumenti collegiali e di partecipazione - anche studentesca - , che per quanto riguarda il completamento della normativa interna, a partire dalla definizione del Regolamento Generale.

4. Sostenere e valorizzare la ricerca.
Investire nella ricerca, nelle strutture e nelle attrezzature scientifiche ad essa destinate è essenziale per la qualità dell’insieme delle attività dell’università, a partire dalla qualità della didattica, intimamente connessa a quella della ricerca. E’ cruciale per un futuro di sviluppo e di progresso del paese: nella società globale, la conoscenza è fattore fondamentale per la competizione economica e per la qualità sociale.
L’università, luogo primario della ricerca, e la Sapienza, in particolare, devono giocare un ruolo di punta per affermare nella politica nazionale la priorità ricerca: dalla scelta di investimento di risorse, a quella di valorizzare la produzione scientifica, a specifici interventi mirati a favorire il reclutamento dei giovani, ad arrestare la fuga dei cervelli e attrarre nuovi talenti.
Con pari determinazione occorre dare vita alle iniziative all’interno della Sapienza.
Il primo obiettivo è diretto a sviluppare un’azione di sostegno alla ricerca ad ampio spettro, a partire dalla ricerca fondamentale: investire maggiori risorse, pure in presenza di una difficile situazione economico-finanziaria; implementare strumenti organizzativi di supporto e di facilitazione dell’attività dei Dipartimenti, rilanciandone ruolo e azione; attivare interventi diretti da un lato a favorire l’espressione delle possibilità creative dei singoli, dall’altro ad incentivare aggregazioni e collegamenti tra competenze e settori scientifici diversi, al fine di alimentare la circolazione di idee e il confronto della progettualità scientifica; costruire scuole di ricerca e centri di eccellenza; valorizzare i dottorati di ricerca come centri di alta qualificazione scientifica.
Il secondo obiettivo è finalizzato a realizzare strutture permanenti di ricerca, grandi laboratori attrezzati, strategici per esprimere le potenzialità di una grande università, che diventino poli di attrazione per ricercatori italiani e stranieri. A tale scopo occorre promuovere in tutte le sedi l’acquisizione di finanziamenti, da accompagnare allo sviluppo di un piano di investimenti interni.
Il terzo obiettivo punta a valorizzare l’attività di ricerca in rapporto al mondo esterno: raccogliere e rendere nota l’intera produzione di ricerca della Sapienza, anche ai fini delle attività di valutazione nazionali; strutturare l’anagrafe della ricerca; dar vita ad iniziative sistematiche per l’acquisizione di progetti finanziati a livello internazionale, in particolare europeo, da sostenere anche attraverso l’organizzazione di appositi supporti tecnico-amministrativi. In tale ambito è importante creare le condizioni per una forte interazione con le aziende pubbliche e private e con il territorio, attraverso progetti comuni, attraverso la mobilità dei ricercatori, attraverso gli spin off accademici, attraverso una politica di promozione ed effettiva utilizzazione delle risorse brevettali, liberandosi di lacci e laccioli burocratici che ostacolano lo sviluppo delle iniziative.
Il quarto obiettivo mira a rafforzare l’attenzione complessiva della Sapienza sulla ricerca, attraverso una gamma organizzata di azioni: momenti periodici di incontro e discussione sui problemi e sulle soluzioni da adottare; assunzione delle esigenze della ricerca nella programmazione del personale, sia docente che tecnico-amministrativo, e nelle scelte gestionali; organizzazione a livello di rettorato di convegni, anche con la partecipazione di scienziati esterni e d’intesa con altre università, anzitutto europee, al fine di promuovere in primo luogo la ricerca fondamentale; quindi di favorire linee di ricerca di carattere interdisciplinare e di rilevanza sociale, attivando temi che mobilitino l’impegno della Sapienza, dei suoi saperi e del suo potenziale di ricerca, sul terreno della solidarietà, in rapporto con il mondo del volontariato.
In questo quadro, il sistema delle biblioteche della Sapienza costituisce un patrimonio prezioso e importante. Attualmente non esiste ancora un sistema strutturato di coordinamento e sviluppo delle biblioteche della Sapienza, nonostante il lavoro fatto, spesso quasi a carattere volontario, con finanziamenti aleatori e non programmati nella continuità, volte a gestire la biblioteca digitale (BIDS) e il catalogo elettronico (polo SBN), per mantenere aggiornato l’accesso all’informazione scientifica. E’ essenziale, specie, nella difficile transizione dai documenti cartacei a quelli elettronici e nell’avvio degli Atenei Federati, creare rapidamente un Sistema bibliotecario della Sapienza (SBS), unico e interateneo, con finanziamenti certi in bilancio, che valorizzi le singole biblioteche, realizzi il catalogo unico della Sapienza, coordini le biblioteche per le acquisizioni di risorse cartacee, sempre più costose, sviluppi nuovi sistemi di condivisione on line di risorse digitali, promuova la digitalizzazione e l’archiviazione elettronica delle più importanti risorse documentarie della Sapienza, gestisca con efficienza la qualificazione e la valorizzazione del personale bibliotecario.

5. Realizzare lo sviluppo di una didattica di qualità.
La Sapienza deve poter garantire una didattica di qualità, essere centro di elaborazione e trasmissione di cultura, esprimendo pienamente le proprie potenzialità e il valore del proprio patrimonio culturale e scientifico. Una didattica adeguata alle esigenze formative sempre più complesse che muovono dalle profonde modificazioni in atto nella cultura, nella società, nel mondo del lavoro. Una didattica che, all’altezza della funzione di prestigiosa università pubblica, garantisca al tempo stesso sia una formazione di qualità per l’insieme degli studenti, che percorsi di eccellenza e di elevata specializzazione. Una didattica che favorisca anche scambi internazionali, in primo luogo in ambito europeo, a partire dalle scuole di dottorato.
Con deciso impegno vanno affrontate tutte le problematiche implicate e costruite tutte le condizioni che occorrono a risolverle, secondo più linee di azione.
Anzitutto va riattivato un dibattito culturale approfondito e a tutto campo, che recuperi il vuoto di confronto tra le diverse esperienze della Sapienza e la quasi totale assenza della Sapienza nelle sedi nazionali. Occorre spaziare dalla riflessione e dalla verifica sulle luci e le ombre dell’applicazione dell’ordinamento attuale - a partire dall’esperienza delle lauree triennali nella Sapienza -, al ripensamento delle funzioni, del ruolo, degli obiettivi formativi dell’università. La Sapienza può offrire a tale riflessione un contributo essenziale, proprio in ragione del suo carattere multidisciplinare e della ricchezza delle sue competenze e diventare un riferimento nazionale per una riforma che riconduca ad una didattica di qualità.
In secondo luogo vanno aggrediti i problemi di funzionalità che ostacolano la realizzazione di una didattica di qualità, da quelli strutturali (carenze di spazio, di strutture didattiche e di laboratori, mancanza di risorse multimediali, inadeguate strutture amministrative, oltre che le necessità in materia di personale, etc.), a quelli di supporto e facilitazione del rapporto con gli studenti (chiarezza dei percorsi formativi, un’interfaccia informativa molto efficiente, quali call center, pagine web, etc.). Devono essere valorizzati l’inserimento di nuove tecnologie e della multimedialità, i sistemi di formazione a distanza, come strumenti per raggiungere fasce di studenti non altrimenti coinvolgibili in processi formativi di elevata qualità. Deve essere attivata una politica di valorizzazione dei master, a partire dalla costruzione di un adeguato supporto organizzativo per la gestione.
In terzo luogo va sviluppato un forte impegno per garantire l’effettivo esercizio del diritto allo studio, attraverso la realizzazione di servizi agli studenti diretti a offrire migliori condizioni di vita nell’università (a partire dal prolungamento degli orari di apertura delle strutture universitarie), e a realizzare opportunità di socializzazione e, in particolare per quanto riguarda gli studenti fuori sede, di integrazione con la realtà cittadina. Questi obiettivi vanno perseguiti sia attraverso interventi diretti della Sapienza, che attraverso l’iniziativa nei confronti delle istituzioni locali e nazionali, anche al fine di sollecitare una revisione normativa che potenzi competenze e risorse dell’autonomia universitaria in materia.
In quarto luogo vanno potenziate le azioni della Sapienza a monte e a valle della formazione universitaria: attività di orientamento e per la costruzione di un rapporto più sistematico con la scuola media, anch’essa in profonda trasformazione; rapporti con il mondo produttivo e con il territorio, per la definizione di percorsi formativi più adeguati ad accompagnare l’evoluzione della società; sviluppo di un proprio ruolo nelle politiche attive del lavoro.
Tutto ciò necessita di una politica per il personale docente, diretta a far sì che le Facoltà possano dispiegare la propria piena autonomia nella programmazione del loro sviluppo, disegnando in tale ambito anche le prospettive di evoluzione di carriera dei colleghi. Occorre a tale scopo far evolvere l’attuale meccanismo di budget di Facoltà per trasformarlo in un più efficace strumento programmatorio. Ciascuna Facoltà, partendo dalla propria dotazione di risorse/docenti, deve avere la possibilità di programmare la propria evoluzione di breve periodo, nell’ambito di una prospettiva temporale più ampia, per poter coniugare la modulazione dell’offerta formativa, le scelte per il reclutamento, la politica di gestione delle risorse. Con tale impostazione si potrebbero conseguire più obiettivi: individuare politiche premianti a livello dei sistemi di finanziamento nazionale; sviluppare un sistema organizzato di rapporti con il mondo esterno per acquisire finanziamenti da destinate a posti docente; sviluppare una politica di respiro per l’acquisizione di nuove risorse docenti, di giovani ricercatori in particolare; governare l’evoluzione del corpo docente in un’ottica di riequilibrio tra le diverse aree scientifico-disciplinari, tra le diverse Facoltà, in coerenza con una visione di sviluppo complessivo della Sapienza e in armonia con le politiche di bilancio.
Un discorso aggiuntivo specifico è necessario per le Facoltà di Medicina per la specificità del rapporto inscindibile tra le attività di didattica, di ricerca e di assistenza.
Occorre, in primo luogo, valorizzare l’impegno dei colleghi nelle tre funzioni. E’ proprio questo a consentire un’attività formativa e una produzione di qualità, sia sotto il profilo scientifico, che dell’impatto sociale, che costituiscono una risorsa dell’intera Sapienza.
A tal fine, occorre realizzare un’azione decisa e continua in tre direzioni. Sviluppare un rapporto positivo con le istituzioni sanitarie locali e nazionali, al fine di sostenere, anche attraverso scelte di investimento di risorse, le attività e le professionalità eccellenti, in alcuni casi esclusive, della Sapienza, come patrimonio di valenza nazionale e internazionale. In particolare, va riesaminato il Protocollo d’intesa tra Università e Regione per definire con piena chiarezza i rapporti tra l’Università e le Aziende, valorizzando al massimo il ruolo e l’autonomia dell’Università. Svolgere un ruolo protagonista nella definizione di un quadro normativo nazionale: che riconosca alla sanità pubblica la valenza di fondamentale funzione del welfare al servizio dei cittadini, non piegabile a mere logiche economicistiche; che tuteli e valorizzi la peculiarità dell’attività sanitaria svolta in ambito universitario; che regoli coerentemente il rapporto con il servizio sanitario nazionale e le politiche di finanziamento, anche al fine di riconoscere in termini economici l’apporto del personale universitario tecnico-amministrativo. Attuare una programmazione delle attività formative e della dislocazione nel territorio delle sedi della Sapienza, in modo da valorizzare l’impegno dei docenti per alti standard di qualità e da coniugare lo svolgimento delle attività didattiche con quelle di ricerca e di assistenza.
In particolare, per i problemi della prima Facoltà. Il Policlinico Umberto I vive in strutture obsolete. E’ urgente realizzare un progetto di risanamento organizzativo e strutturale, perché si confermi un polo di eccellenza. Per questo, occorre, in primo luogo, attuare un programma che riequilibri il sistema e valorizzi maggiormente le attività assistenziali primariamente funzionali alla ricerca e alla didattica. Occorre, inoltre, elaborare e attuare un coraggioso progetto di risanamento adeguato a realizzare una struttura moderna ed efficiente. Deve prevalere in tutte le istituzioni interessate la volontà e la determinazione a porre come prioritario l’interesse di questa struttura preziosa per la città e per il paese. Sia l’Azienda, che La Sapienza, devono fare fino in fondo la loro parte, chiudendo definitivamente con rimpalli e rimbalzi di responsabilità. Il Policlinico Umberto I ha bisogno di essere governato finalmente secondo una linea univoca e chiara. Alcune priorità sono quasi obbligate. Scegliere qualità e merito, come parametro esclusivo nell’assegnazione delle responsabilità mediche e sanitarie e nell’uso delle strutture, che deve avvenire in piena trasparenza. Lotta agli sprechi di ogni genere, finanziari, nell’utilizzo delle attrezzature e degli impianti, nella destinazione delle risorse umane. Assoluto rigore e trasparenza negli appalti e in tutte le procedure di acquisto di beni e servizi. Effettiva fattibilità degli interventi di risanamento edilizio.
In particolare, per i problemi della seconda Facoltà. Il S. Andrea insiste su una struttura nuova ed efficiente dal punto di vista ospedaliero che, per la sua conformazione a monoblocco, garantisce opportunità di interazione personale e funzionale tra i docenti. Tuttavia, la collocazione decentrata e la struttura non progettata per un insediamento universitario, rendono assai difficile lo svolgimento delle attività didattiche per i numerosi corsi di laurea e scuole di specializzazione afferenti. Solo i docenti responsabili di unità operative assistenziali dispongono di uno studio. Nella maggior parte dei casi, in particolare delle scienze di base, si è impossibilitati a svolgere lavoro di ricerca per assoluta mancanza di laboratori. Il piano edilizio per costruire la facoltà di medicina e ovviare a queste deficienze è a tutt’oggi completamente bloccato. Urge riprenderlo immediatamente e darvi attuazione. Così come urge dotare stabilmente la struttura di personale tecnico-amministrativo, adeguato in numero e per competenze, a supportare anche le attività di didattica e di ricerca. Risulta, inoltre, opportuna una regolamentazione dei rapporti con l’Azienda Ospedaliera per definire positivamente i numerosi aspetti non previsti o non ben chiariti nel Protocollo d’intesa tra Università e Regione.

6. Garantire spazi e strutture e realizzare lo sviluppo edilizio.
Disporre di spazi e strutture adeguate è cruciale per la qualità delle attività didattiche, di ricerca e di servizio. Occorre costruire risposte, in grado di rispondere anche all’emergenza, ma dirette ad assicurare soluzioni stabili.
E’ stato definito un ottimo lavoro di impostazione programmatica, in particolare con il PAG - Piano di Assetto Generale dello sviluppo edilizio della Sapienza nel Comune di Roma - e con le linee di impostazione del programma edilizio. Una condizione essenziale per il piano di decongestionamento sta proprio nelle ipotesi di acquisizione di spazi e strutture dislocate nel territorio, secondo gli ambiti di sviluppo identificati per la Sapienza, per quanto riguarda Roma, anche nel nuovo Piano Regolatore della città. La filosofia che sta alla base del piano è quella dell’integrazione dell’università con la città, in modo che i nuovi insediamenti della Sapienza siano anche occasione di risanamento e di sviluppo economico e sociale.
Con tali strumenti programmatici è stato definito lo scenario generale di pianificazione di prospettiva pluriennale, necessario a dare certezze urbanistiche e territoriali alle direttrici di espansione. E’ stata prevista, al tempo stesso, la flessibilità dei programmi di attuazione in modo da tenere conto di aggiornamenti che si possono rendere opportuni per ragioni di fattibilità o per rispondere a nuove esigenze. Risulta, in tale senso, prezioso il rapporto di confronto e collaborazione, già attivato con il Comune di Roma e con i Municipi interessati, che assicura la sinergia con il territorio. Ma il programma è tutt’ora sostanzialmente bloccato.
Occorre una svolta tangibile: intraprendere con determinazione e con coerenza le iniziative necessarie per realizzare gli obiettivi programmatici e concretizzare in tempi certi risultati concreti, acquisire gli immobili, avviare le opere, evitando la dispersione in operazioni estemporanee, spesso non funzionali.
Si tratta, in primo luogo, di dare operatività alle decisioni già assunte.
Tali prospettive di sviluppo edilizio richiedono un programma trasparente e partecipato di scelte di priorità di realizzazione e di assegnazione degli spazi, secondo una distribuzione razionale, equa e funzionale, che tenga conto delle dotazioni attuali delle strutture universitarie e delle reali esigenze didattiche e di ricerca.
Il piano economico-finanziario, già predisposto nel bilancio pluriennale, deve essere gestito in modo ottimizzare l’utilizzo delle risorse disponibili per l’edilizia. A ciò si deve aggiungere il reperimento di ulteriori finanziamenti, a partire dal rapporto con il Miur. Naturalmente, il finanziamento degli interventi dovrà fare riferimento a modalità diverse: oltre ai finanziamenti statali a seguito di nuovi Accordi di Programma e quelli specifici per l’edilizia universitaria, fondi per l’edilizia pregressi non utilizzati, finanziamenti di enti previdenziali o di altri investitori pubblici o di diritto pubblico, risorse ricavate attraverso il “project financing” o altre forme di finanziamento privato.
E’ necessario, infine, un vero e proprio piano per fronteggiare l’emergenza, attraverso soluzioni effettivamente adeguate alle esigenze didattiche, in primo luogo, coerenti sia sotto il profilo economico, che con il piano di sviluppo.
Per sostenere gli impegni connessi alle problematiche edilizie occorre, però un salto di qualità nella struttura gestionale, da realizzare attraverso opportuni interventi organizzativi e la predisposizione di strumenti operativi, anche innovativi, in grado di sostenere con efficienza ed efficacia l’attuazione degli interventi previsti dal piano di sviluppo, anche attraverso il coinvolgimento delle prestigiose competenze delle quali è ricca la Sapienza.

7. Risanare la situazione finanziaria e assicurare le condizioni per lo sviluppo.
La Sapienza deve poter disporre di una dotazione di risorse adeguata allo svolgimento e allo sviluppo delle attività di didattica, di ricerca e di servizio. A tal fine, è indispensabile una politica che assicuri il risanamento strutturale della situazione economica e finanziaria. Occorre, infatti, garantire in modo stabile investimenti orientati al potenziamento delle attività istituzionali. Le politiche di programmazione avviate, in particolare, con il Piano di rientro (varato in occasione del bilancio di previsione 2003) e con i bilanci pluriennali (predisposti a far tempo dal 2003) sono strumenti decisivi. Si tratta ora di dare attuazione operativa alle strategie di risanamento e sviluppo che essi contenevano.
Ci sono più terreni di azione che vanno percorsi compiendo con decisione, determinazione e coerenza un vero salto di qualità.
Per primo, l’impegno a livello nazionale, sia nelle iniziative per incrementare la dotazione di risorse al sistema università, sia nel confronto per ridisegnare la politica di distribuzione delle risorse, in modo da tenere conto delle particolari esigenze di una grande università, quale la Sapienza, e degli aspetti di qualità delle attività..
Per secondo, la realizzazione di un governo intelligente e virtuoso della spesa, basato su strumenti di programmazione e controllo, che assicurino efficienza ed economicità e che garantiscano la piena utilizzazione delle risorse messe a disposizione a livello nazionale nei piani di sviluppo triennali o per specifici obiettivi, più di una volta sottratte alla Sapienza per le sue inadempienze.
Per terzo, lo sviluppo di una vera e propria campagna per l’acquisizione di risorse finanziarie esterne, sia a livello locale, che nazionale e internazionale, da soggetti pubblici e privati, sostenuta da apposite scelte organizzative, in grado di supportare sul piano tecnico e amministrativo le attività di acquisizione, gestione e rendicontazione dei finanziamenti.
In tale ottica, i documenti di bilancio devono costituire effettivamente gli strumenti programmatici e di indirizzo per il governo della Sapienza, in grado di prevedere, insieme al rispetto del vincolo del pareggio, scelte irrinunciabili di investimento per lo sviluppo. La loro formazione deve essere il frutto di un dibattito pubblico, trasparente che coinvolga compiutamente e con tempi adeguati il corpo accademico, in tutti gli organi collegiali, e della piena espressione del ruolo sinergico e concorde degli organi di governo, Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione. Si tratta, infatti, di una scadenza di estremo rilievo, che non può essere ridotta ad una mera operazione ragionieristica, di tagli e aggiustamenti contabili, ma deve rappresentare la fase di definizione dei piani e degli obiettivi, di spessore annuale e pluriennale, per l’attività della Sapienza e per la sua valorizzazione, sia sul piano territoriale e nazionale, che internazionale. Occorre a tal fine costruire il programma annuale di attività e il piano pluriennale di sviluppo della Sapienza, previsti dallo Statuto, in modo da disporre di uno scenario programmatico compiuto.

8. Valorizzare il ruolo del personale tecnico-amministrativo.
Occorre sviluppare un’azione organizzata e continua diretta alla valorizzazione del personale tecnico-amministrativo e del suo ruolo cruciale per la qualità della Sapienza, agendo su più piani di intervento.
In primo luogo, occorre attuare una programmazione del fabbisogno, che faccia fronte al progressivo depauperamento della dotazione di personale, disegnando in tale ambito anche le prospettive di sviluppo di carriera.
In secondo luogo, occorre procedere alla realizzazione di un piano organico di interventi di formazione e aggiornamento, armonizzato con i percorsi di evoluzione professionale.
A tali fini, bisogna considerare le crescenti esigenze di quantità di personale e di competenze, in particolare nelle strutture decentrate, sia in rapporto alla necessaria trasformazione organizzativa della Sapienza, connessa anche all’implementazione del Sistema Federato, sia alla modernizzazione e informatizzazione dei servizi.
E’ assolutamente indispensabile imprimere una svolta nelle relazioni sindacali al fine di attuare un sistema di rapporti improntato stabilmente alla logica del confronto, a partire dalla piena applicazione degli accordi stipulati in sede di contrattazione collettiva. Ciò significa la scelta prioritaria e irrinunciabile di effettuare nei tempi previsti l’apertura dei tavoli di confronto e di contrattazione, lo svolgimento delle trattative e la stipula degli accordi, superando i comportamenti di rinvio o di dilazione che hanno caratterizzato l’esperienza passata.
Tutto ciò deve puntare a realizzare un clima positivo di partecipazione, che consenta di riconoscere appieno il valore del ruolo e dell’apporto del personale all’insieme delle attività istituzionali, in un contesto costruttivo di collaborazione con il personale docente e nell’esaltazione del comune senso di appartenenza ad una istituzione universitaria pubblica.

9. Assicurare il funzionamento e l’efficienza della gestione.
Strutture, uffici, servizi che funzionano secondo efficienza e qualità sono indispensabili per la vita e l’attività degli studenti e di tutto il personale. Devono diventare obiettivi comuni, condivisi e partecipati da tutti coloro che operano nella Sapienza, perché per raggiungerli è importante l’impegno e la motivazione di tutti.
Occorre una svolta che porti ad affrontare in modo organico e programmato problemi, disfunzioni, aree di inefficienza, e che punti a realizzare nella Sapienza alti livelli di qualità e servizi innovativi. Occorre sviluppare un piano di attività, corredato da tempi di realizzazione e momenti di verifica, che si basi su tre linee di azione:
Il riassetto delle Ripartizioni e gli Uffici centrali, anche in rapporto alla progressiva implementazione del sistema federato e alla devoluzione di competenze e funzioni alle strutture decentrate.
L’innovazione organizzativa di ruoli, funzioni e procedure, che attraversi trasversalmente tutta la struttura tecnico-amministrativa, utilizzi pienamente le potenzialità delle tecnologie dell’informazione e comunicazione, si ispiri alla cultura del risultato e della responsabilità, superi la parcellizzazione del lavoro e i deficit di comunicazione interpersonale e tra gli uffici e le strutture, valorizzi la creatività e l’inventiva dei singoli e il lavoro in team, si fondi sullo sviluppo delle competenze per restituire motivazione e valorizzare il personale e per elevare gli standard delle prestazioni.
La riorganizzazione degli uffici in modo da assicurare servizi innovativi (ad es. per lo sviluppo delle politiche di programmazione, di supporto all’acquisizione e gestione di finanziamenti esterni, di coordinamento, indirizzo e supporto all’attività regolamentare e normativa di tutte le strutture della Sapienza) e la modernizzazione dei servizi comuni, sia per gli studenti, che per il personale, anche per quanto riguarda la realizzazione di un CRAL efficiente che valorizzi l’enorme potenzialità contrattuale derivante dall’altissimo numero di dipendenti.
Rendere vivibile la nostra università significa anche facilitarne l'accesso attraverso l'istituzione di una navetta di collegamento tra la Stazione Termini e La Sapienza e l'ampliamento dei parcheggi. Significa attrezzare spazi comuni per il personale e per gli studenti, facilitando così momenti di incontro, di scambio e di socializzazione.
L’attivazione di una politica per i Centri di Servizio della Sapienza, che utilizzi pienamente le innovazioni normative introdotte con l’Atto di indirizzo deliberato dal Consiglio di Amministrazione nel 2003. Tale politica deve puntare a ottimizzare l’efficienza di servizi già esistenti e ad estenderne l’utilizzo a tutte le strutture interessate, nonché a sviluppare servizi innovativi. Carattere prioritario deve assumere l’impegno nel campo dell’editoria, per giungere alla creazione di attività editoriali in proprio; l’impegno per la valorizzazione del Teatro Ateneo, come punto di incontro e collegamento sempre più attivo con il territorio, oltre che come luogo da vivere sempre più intensamente da parte dell’insieme delle strutture della Sapienza per convegni, laboratori, altre iniziative, comprese quelle che nascono dalle esigenze di sperimentazione artistica del personale e degli studenti. In tal modo, risulta, inoltre, possibile dare spazio, adeguatamente remunerato, alle competenze e alla disponibilità all’impegno del personale interessato, oltre che offrire servizi remunerati all’esterno.
A tutto ciò si deve aggiungere il tassativo impegno di tutti gli operatori interessati, a partire dal Rettore, nel garantire il rispetto di scadenze essenziali per la qualità della vita dell’intera Sapienza: quali l’approvazione del bilancio di previsione entro i tempi previsti del precedente anno contabile, senza fare ricorso all’esercizio provvisorio; la dotazione delle risorse finanziarie ai Centri di Spesa entro i tempi previsti, in modo da far cessare l’intollerabile prassi di giungere a fornire certezza dell’entità e dei tempi dei finanziamenti solo alla fine dell’anno di competenza.

10. Rafforzare il rapporto con il mondo esterno e il territorio a partire dalle istituzioni locali.
La Sapienza, con il suo patrimonio culturale e scientifico notevole, ricco di conoscenze multidisciplinari, rappresenta una risorsa cruciale nella società della conoscenza. Può svolgere un ruolo strategico per la crescita, lo sviluppo e il progresso. Dovrà essere sempre di più un centro promotore di innovazione e di alta formazione nel paese e nel territorio, pienamente inserito nei meccanismi di sviluppo locale. Può, al tempo stesso, offrire un apporto significativo a livello internazionale, sia nell’ambito della costruzione dell’Europa, che in rapporto alle politiche di sostegno allo sviluppo dei paesi più deboli nella società globale.
Occorrono, però, un impegno e un’azione sistematica diretti a creare le condizioni per un rapporto continuo e fecondo con il mondo esterno.
Occorre puntare su strumenti e strutture che consentano a ricercatori e imprese di lavorare insieme, in rapporto alle istituzioni locali; attivare un meccanismo di generazione continua di conoscenza ad alto livello; trasformarla in capacità di innovazione, di prodotto e di processo; trasferirla nei diversi ambiti economici e sociali. In tale contesto, sarà anche possibile attivare l’impiego di risorse, compresi capitali a rischio, che possono supportare esperienze di nuova imprenditorialità giovanile, basata sulle idee innovative, sviluppate nei laboratori universitari.
In particolare, la specificità di Roma, sempre più connotata come capitale dell’arte, della cultura e dell’economia della conoscenza, che, in controtendenza nazionale, attraversa una fase di sviluppo, basata sulla nuova economia della rete e sulla dinamicità di un tessuto di piccole e medie imprese innovative, costituisce un habitat particolarmente favorevole ad esprimere tutte le potenzialità delle sinergie tra università e territorio.
Occorre rendere stabili i contatti con le istituzioni locali e con le forze produttive e sociali e svilupparli ulteriormente. Si devono sostanziare con un impegno complessivo della Sapienza, con la mobilitazione delle sue energie e delle sue competenze. Si può sperimentare un vero proprio laboratorio di idee e di iniziative, nella visione dello sviluppo delle attività di alta formazione, di ricerca e delle attività di creatività e ingegno in generale, come fattori cruciali del progresso economico, culturale, urbanistico e sociale della città.
Un buon esempio della sinergia tra la Sapienza e il Comune di Roma è stato quello della costruzione del PAG, il Piano di assetto generale dello sviluppo edilizio della Sapienza nella città, perfettamente integrato con il nuovo piano regolatore della città, nel quale la dislocazione dell’università diventa un fattore di riqualificazione del territorio.
Per il raggiungimento degli obiettivi delineati è necessario valorizzare alcune iniziative strategiche, semplificando i vincoli burocratici: la realizzazione di incubatori di idee imprenditoriali, proposti dall’università, da cui le idee più valide si concretizzano e si trasformano in imprese; il superamento di vincoli e barriere che si pongono ai possibili sviluppi di idee imprenditoriali, sia sotto il profilo dell’adeguamento della normativa interna alla Sapienza, che della dotazione di strumenti organizzativi; l’effettuazione di Master di Alta Formazione sul tema della creazione e gestione di reti d’imprese high-tech, al fine di governare lo sviluppo di poli o cluster di imprese ad alto contenuto tecnologico; la creazione di un liaison office dell’università.
Curriculum vitae di Gianni Orlandi

Università di Roma La Sapienza
Professore Ordinario di Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione presso il Dipartimento di Scienza e Tecnica dell'Informazione e della Comunicazione della Facoltà di Ingegneria dell' Università di Roma La Sapienza, attualmente, è anche presidente della Associazione Università Ricerca Innovazione Società – AURIS onlus, associazione senza fini di lucro costituita prevalentemente da docenti delle università del Lazio, con lo scopo di sviluppare lo studio e la ricerca nei settori delle politiche sociali, dell’economia, del lavoro, delle reti culturali e di alta formazione, della comunicazione e delle tecnologie innovative.
E’ direttore del Laboratorio ICTinnova, costituito in collaborazione tra il Dipartimento Infocom dell’Università La Sapienza e l’Associazione AURIS onlus, la cui attività è finalizzata a favorire e sostenere i processi di innovazione e di diffusione di nuove tecnologie nella provincia di Roma, in relazione ai bisogni del territorio.
E’ presidente del Consiglio Scientifico del CATTID (Centro per le Applicazioni della Televisione e delle Tecniche per l'Istruzione a Distanza), dell’Università di Roma "La Sapienza", dove è anche responsabile scientifico del laboratorio RFID, RFID Lab.
E’ membro ordinario del Consiglio Superiore delle Comunicazioni.
E’ editorialista del Corriere della Sera.
Fra i numerosi precedenti incarichi, é stato Pro Rettore Vicario dell'Università di Roma La Sapienza e Preside della Facoltà di Ingegneria e Direttore del Dipartimento di Scienza e Tecnica dell'Informazione e della Comunicazione (Infocom). E' stato inoltre presidente dell'AMA (Azienda Municipale Ambiente di Roma) e della S.T.A, l'Agenzia per la Mobilità del Comune di Roma. E’ stato componente, facendo parte del comitato di Presidenza, del tavolo di concertazione del Progetto di Roma, costituito presso il Comune di Roma. E' componente del Consiglio di Amministrazione del consorzio di ricerca nel settore delle telecomunicazioni CORITEL. E' stato componente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Ugo Bordoni, ente di ricerca nel settore delle telecomunicazioni. E’ membro della commissione di valutazione progetti Business Lab e centro Atena della Filas, Regione Lazio. E' stato componente della Commissione Scientifica per la Città della Scienza di Roma, creata dal Comune di Roma per la formulazione di un piano operativo finalizzato alla realizzazione a Roma di un grande Museo della Scienza. E' stato Presidente e componente del Consiglio di Amministrazione del Consorzio Roma Ricerche. E' stato Presidente del Parco Tecnologico Ambientale di Roma. E' stato componente del Consiglio di Amministrazione del Polo Tecnologico Industriale di Roma. Ha fatto parte della Commissione relatrice riguardante gli interventi giubilari di Roma nell'ambito del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

La sua attività di ricerca si è sviluppata in numerosi lavori pubblicati su riviste prevalentemente internazionali o presentati in convegni nazionali e internazionali ed ha riguardato tematiche relative all'area dell'ingegneria in generale e, in particolare, al settore delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione.

lunedì, luglio 21, 2008

Lettera alle Colleghe e ai Colleghi della Sapienza sulla mia idea di Rettorato


Care Colleghe e cari Colleghi,

in questi giorni stanno crescendo la discussione, la riflessione e le proposte sugli obiettivi programmatici e sul percorso per giungere all’elezione del Rettore. Credo che, come me, molti colleghi ne siano soddisfatti. Dobbiamo, però, sapere che non è mai abbastanza l’attenzione della comunità accademica alla condizione di straordinaria difficoltà in cui versa la Sapienza e l’intero sistema universitario e di ricerca del paese.

Desidero portare il mio contributo in questa direzione, nella convinzione che la consapevolezza critica costituisce il passaggio essenziale per preparare un governo efficace per la Sapienza.

Un governo che sappia segnare un netto cambio di passo, che percepisca lucidamente la necessità storica e non disattendibile di un forte rilancio di qualità, che sia in grado di determinare in tempi brevi discontinuità rispetto alla situazione attuale. Pur in presenza di apporti importanti e generosi, non si è riusciti, infatti, a dare una svolta sostanziale nella soluzione di problemi cruciali per la nostra università (atenei federati, edilizia, risanamento del bilancio, sostegno alla ricerca, etc. ), in modo da porre la Sapienza in condizione di affrontare al meglio la complessa fase che si è aperta per l’università e la ricerca italiane. Un governo capace di scegliere e dare priorità alle questioni essenziali, come qualità della Sapienza, sistema federato compiuto e ridefinizione dei poteri del Rettore nella logica di una nuova governance non più accentrata, ma di unitarietà e decentramento, risanamento finanziario con meccanismi virtuosi di gestione della spesa e valorizzazione degli investimenti nella ricerca. Un governo in grado di realizzare gli obiettivi in tempi rapidi, concretizzare il cambiamento e gestire con efficienza. Un governo veramente partecipato e inclusivo che valorizzi tutti gli apporti, le competenze, il merito.

Negli ultimi quattro anni, che ho vissuto lontano dal governo della Sapienza, ho ritenuto doveroso il rispetto istituzionale, nella convinzione che la comunità accademica non può essere trasformata in una piazza politica, dove vive la dialettica maggioranza/opposizione. Sarebbe la fine dello spirito stesso di comunità accademica che, invece, deve trionfare al di sopra di posizioni e disagi individuali. Questo periodo di silenzio gestionale, mi ha regalato, però, l’opportunità di maturare con sguardo libero obiettivi e prospettive e, più in generale, la mia idea di Rettorato della Sapienza per il suo futuro.

Mi conforta che questa idea trovi consensi tra molti colleghi e che abbia trovato ampia condivisione anche nei rappresentanti dell'Ateneo federato delle Scienze umanistiche giuridiche ed economiche, dell’Ateneo federato delle Scienze umane, Arti e Ambiente, dell’Ateneo federato dello Spazio e della Società, che ho avuto modo di incontrare in questi ultimi giorni, e con i quali ho potuto verificare una sostanziale convergenza programmatica e di prospettive. Fatto che mi spinge a proseguire su questa linea con ancora maggior decisione e a lavorare per arricchirla con le idee, le aspettative e le speranze dei colleghi.

Auspico che ciò interpreti e sia condiviso sempre più largamente dall’intera comunità accademica e che diventi la connotazione dell’intera campagna elettorale per il Rettore, sapendo che, comunque, prima di tutto e al di là di tutto, essa deve svilupparsi come competizione positiva, diretta all’interesse generale della Sapienza. Per primo desidero e offro la mia piena collaborazione a questo fine.

Un caro saluto.

Roma, 21 luglio 2008

Gianni Orlandi

lunedì, luglio 14, 2008

Ennesima classifica delle università italiane sul Sole 24 Ore del 14 luglio 2008 vede La Sapienza in posizione arretrata
Sul Sole 24 Ore del 14 luglio 2008 è uscita l’ennesima classifica delle università italiane. Anche questa volta la Sapienza è lontana dalle prime posizioni, al 50esimo posto. Ai primi posti ci sono università più piccole e i due Politecnici del nord. Il Politecnico di Milano conquista la prima posizione.
Certamente, occorre analizzare meglio e mettere a punto gli indicatori per una valutazione più complessiva e puntuale degli atenei del paese. Tuttavia, se le numerose valutazioni pubbliche e private, ufficiali e non, pongono costantemente la Sapienza in posizioni arretrate, significa che qualche problema c’è.
E i problemi sono molti. Ce ne accorgiamo quotidianamente: lavorare e studiare nella nostra università diventa sempre più difficile. Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza Sapienza.
Non è più possibile continuare con politiche minimali che puntano a piccoli aggiustamenti e non determinano un cambiamento generale di rotta.
Occorre una forte discontinuità che sia in grado di ridare energie e prospettive alla Sapienza, di valorizzare qualità e merito in essa largamente presenti, di rendere la sua dimensione e la sua multidisciplinarietà una risorsa e non un ostacolo e una causa di immobilismo.
Gli Atenei Federati possono essere uno strumento cruciale. Occorre, però, puntare decisamente e subito su di essi dotandoli di una autonomia gestionale e finanziaria forte. In questo modo è possibile ridisegnare l’assetto della nostra università, ormai non più governabile in forma accentrata, ridefinendo le funzioni centrali e gli stessi poteri del Rettore nella logica di una nuova governance di unitarietà e decentramento.
Si può coniugare, così, positivamente la snellezza e la dinamicità degli Atenei Federati con la complessità e l’interdisciplinarietà del sistema Sapienza.
Gli Atenei Federati, di dimensioni più governabili, possono consentire una gestione più efficiente, una maggiore funzionalità delle strutture e, quindi, la possibilità di incrementare la competitività nazionale e internazionale della ricerca e raggiungere più alti livelli nella didattica. Certamente sarà necessario procedere contestualmente ad aggiustamenti rispetto alla composizione culturale delle diverse aggregazioni, in modo da esaltare le sinergie scientifiche.
La Sapienza centrale, liberata da funzioni non più gestibili a livello accentrato e che finiscono per appesantirla, può recuperare un ruolo autorevole nel paese e nel sistema universitario nazionale, diventando riferimento per una politica di rilancio del sistema università e ricerca.

mercoledì, luglio 09, 2008

Lettera con cui ho comunicato la mia candidatura alla carica di Rettore alle Colleghe e ai Colleghi della Sapienza

Care Colleghe e cari Colleghi,
mi candido nelle elezioni del Rettore. Una decisione meditata e anche sofferta che ho assunto definitivamente in queste ultimissime ore.
La mia scelta è maturata per le sollecitazioni di molti colleghe e colleghi nelle quali ho sentito l’intelligenza critica accompagnata dalla passione per la nostra università. I due più preziosi punti di forza, che so essere diffusi in tanti docenti e in tanto personale tecnico, amministrativo, bibliotecario, socio-sanitario, e che rappresentano la più importante risorsa e la vera garanzia per una prospettiva di rilancio della Sapienza. Senza di essi non vi sarebbe possibilità di un futuro autorevole e prestigioso per la nostra università e senza di essi perderebbe senso qualsiasi candidatura a Rettore che guardi in alto e pensi in grande.
Ora, la vera e propria emergenza Sapienza, che vive nel contesto di sofferenza dell’intero sistema universitario e di ricerca del paese, ci chiede di tradurre intelligenza critica e passione in qualità di governo ed efficienza di gestione, in capacità di pensare scenari di medio e lungo termine e di livello nazionale e internazionale, mentre si dà risposta ai singoli e specifici problemi della vita quotidiana di studio e di lavoro.
A questo è chiamato il Rettore, che deve essere sollecitatore e facilitatore dell’impegno di tutti i componenti della comunità accademica e, al tempo stesso, autorevole rappresentante della storia e del prestigio della Sapienza nei contesti accademici e istituzionali, locali, nazionali e internazionali.
Questa consapevolezza nasce dall’attenta osservazione della difficile fase che stiamo attraversando, con un carico di problemi anche strutturali irrisolti, che rendono sempre più arduo lavorare e studiare nell’università, ai quali si aggiungono nuovi ostacoli, a partire dai tagli di risorse per il sistema universitario e di ricerca. Ma nasce anche dalla mia storia personale che mi ha consentito di vivere sia l’esperienza di partecipare ai diversi livelli di governo della Sapienza, fino a quello del pro rettorato, che quella recente di esserne assolutamente estraneo. Un connubio di vicino e lontano che regala uno sguardo ricco di una visione strategica, arricchita dallo spessore di chi conosce perché vive i disagi, le problematiche, le aspettative, le delusioni giornaliere di ciascun lavoratore della nostra università. Uno sguardo che ritengo un patrimonio pregiato e irrinunciabile, forse indispensabile, per assicurare alla Sapienza un Rettore che segni il cambiamento.
E noi possiamo realizzare il cambiamento.
Sarà necessario, però, concentrarsi sulle questioni prioritarie, che torno a rievocare:
- puntare sulla qualità della Sapienza, costruendo le condizioni per valorizzare le competenze ed eccellenze dei docenti e del personale tecnico amministrativo in modo da assicurare alti livelli nella formazione, competitività nazionale e internazionale della ricerca, efficienza della gestione e funzionalità delle strutture;
- realizzare la Sapienza come sistema federato compiuto, basato su una piena autonomia economica e gestionale degli Atenei, che ridisegni l’assetto della nostra università, ormai non più governabile in forma accentrata, fino alla ridefinizione dei poteri del Rettore nella logica di una nuova governance di unitarietà e decentramento;
- assicurare il risanamento finanziario attraverso meccanismi virtuosi di gestione della spesa a partire dalla valorizzazione degli investimenti nella ricerca e attraverso la determinazione di meccanismi nazionali di finanziamento basati sulla qualità e il merito, per i quali la Sapienza può essere riferimento.
Gli obiettivi sono ambiziosi e non semplici, ma segnano la svolta che possiamo imprimere al futuro della Sapienza e all’intero sistema universitario e di ricerca, per ricostruirlo come luogo principe di formazione e trasmissione della conoscenza e come riferimento culturale per le grandi scelte strategiche del paese. Per essi sento ancora una volta la possibilità di sognare e la spinta e la volontà di realizzare i sogni impegnandomi insieme alle Colleghe e ai Colleghi, che spero partecipino sempre più numerosi e sempre più attivamente al governo della Sapienza.
Un caro saluto.
Roma, 8 luglio 2008

Gianni Orlandi

lunedì, luglio 07, 2008

Quale il futuro di Roma e del paese. Il commercio o l'investimento in ricerca e innovazione. Su questo tema è stato pubblicato un mio articolo sul Corriere della Sera del 7 luglio 2008


Il commercio e le anime della città

di Gianni Orlandi

 

Qualche giorno fa a Roma è stato aperto un altro centro commerciale, Euroma2, enorme, con 230 negozi, 20 ristoranti e 4000 posti auto. Si afferma così anche nella nostra città la tendenza, iniziata negli Usa molti anni fa, di realizzare vere e proprie cittadelle dello shopping, ove il cittadino è celebrato come consumatore, al quale, in ambienti sempre più confortevoli e lussuosi, viene offerta, come metafora della crescita illimitata e del benessere,  la possibilità di comprare ogni tipo di merce, ma anche di passeggiare, incontrarsi, condividere le esperienze, fruire di intrattenimenti. Il luogo del consumo, insomma, agito come luogo collettivo di impiego del proprio tempo, di articolazione dei rapporti umani, di formazione di opinioni, orientamenti, valori, sostituto immeritato della piazza, spesso magnificamente vestita di arte, che ha costituito storicamente il centro pulsante della civis. Il dubbio è obbligato. Siamo certi che tutto ciò funzioni, con prospettive durevoli di sviluppo? Che la società della conoscenza debba erigere a proprio totem la sede della massima espressione del piacere voluttuoso, quanto improvvido e iniquo dello spendere?

Con il nuovo centro commerciale si creano 2000 nuovi posti di lavoro, preziosi per i giovani romani e per l'economia del territorio. Siamo certi che ai giovani romani debbano essere offerte crescenti opportunità di occupazione come commessi o magazzinieri e sempre meno come ingegneri, fisici, biologi, nonostante a Roma vi sia la massima produzione di laureati, il 13% dell’intero paese? Non è difficile giungere alle conclusioni che delineano il circolo vizioso di una realtà locale sempre meno in grado di offrire prospettive ai talenti, di attirarne di nuovi, in una spirale di declino rispetto agli unici fattori vincenti  per il futuro, ricerca, innovazione, tecnologia, creatività. Spetta agli amministratori pubblici adempiere alla propria funzione di governo orientando le direttrici di crescita del nostro territorio e operando le necessarie scelte di priorità negli incentivi e negli investimenti pubblici, nella politica industriale.

venerdì, luglio 04, 2008

E' interessante vedere come il Politecnico di Milano ha deciso di avviare il processo di valutazione della sua capacità e della sua produzione di ricerca.
Il sole 24ore nòva del 3 luglio 2008

Di seguito si può vedere il processo di valutazione adottato

martedì, luglio 01, 2008

Trasformazione delle università in fondazioni

Lettera di Gianni Orlandi alle Colleghe e ai Colleghi della Sapienza



Care Colleghe e cari Colleghi,

siamo venuti a conoscenza in queste ore del testo definitivo del Decreto Legge n. 112 del 25 giugno 2008, varato dal Governo, che prevede all’art.16 la “Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università”.

Il provvedimento drammatizza lo stato di sofferenza del sistema universitario, al quale facevo riferimento qualche giorno fa parlando del contesto nel quale vive l’emergenza Sapienza con il suo carico di problemi e urgenze di soluzioni.

I rischi sono di portata storica. Viene prefigurato l’abbandono del carattere pubblico del  nostro sistema universitario, mentre, nel contempo, viene prevista una significativa riduzione del FFO.

La manovra ha il segno inequivocabile di una riduzione dell’impegno pubblico nell’università e nella ricerca. Ciò avviene in una fase nella quale al contrario occorrerebbe potenziarlo al massimo, anche sotto il profilo dell’investimento di risorse, per ricostruire una prospettiva di sviluppo al paese che, nella società della conoscenza, è fondata sui talenti e sulle competenze, sulla qualità del sistema di istruzione e di ricerca. Formazione, università e ricerca dovrebbero al contrario diventare priorità del sistema di welfare del nostro paese.

In Italia si investe sempre meno in ricerca rispetto agli altri paesi, investe poco il pubblico e investe pochissimo il privato. I dati denunciano che il mito della privatizzazione dell’università è essenzialmente ideologico senza fondamenti concreti, come d’altronde appare suggerito dalla logica che le fondazioni universitarie solo per il fatto di essere private, dovrebbero funzionare secondo merito, qualità ed efficienza.

Né, d’altro canto, può o deve essere importata nel sistema universitario la logica della competitività di impresa. La scienza non è il mercato e il suo avanzamento richiede scambio, dialettica e cooperazione nella comunità scientifica. Ciò non deve essere ignorato immaginando una competitività tra gli Atenei per il reperimento delle risorse che sia qualcosa di diverso da una competizione positiva e costruttiva che punti al progressivo miglioramento della qualità dell’intera sistema universitario e di ricerca.

Le prospettive che si aprono per il personale universitario sono altrettanto allarmanti.  Grave incertezza per il personale tecnico amministrativo che sembra destinato ad abbandonare il contratto  di pubblico impiego per una regolamentazione ignota, che potrebbe persino prefigurare una drastica riduzione del peso della contrattazione collettiva nazionale verso trattamenti differenziati nel territorio e, in genere, penalizzanti per le aree  più deboli del paese.  Né è possibile escludere un futuro incerto anche per il personale docente che intanto, già oggi, vede peggiorata la condizione retributiva con un allungamento degli scatti da due a tre anni.

Da ultimo, il possibile trasferimento del patrimonio edilizio alle fondazioni universitarie private desta ulteriori preoccupazioni. Si apre la porta alla possibile vendita di immobili, alcuni di grandissimo pregio artistico e architettonico, che hanno costituito una garanzia per gli atenei e hanno rappresentato parte significativa della loro storia e della loro immagine.

Può venire dalla Sapienza, la più grande università italiana, una forte spinta di mobilitazione per  tutelare e valorizzare il carattere pubblico del nostro sistema universitario?

E’ necessario l’impegno di tutti per costruire proposte efficaci di iniziativa. Porterò queste tematiche anche all’interno dei dibattiti per l’elezione del nuovo Rettore per costruire attenzione e sensibilità e per scongiurare il rischio che si ripresentino oggi proposte di trasformare La Sapienza in fondazione universitaria privata, come era stato adombrato da qualche candidato nella passata tornata elettorale.

Un caro saluto.

Roma, 30 giugno 2008                                                                               

Gianni Orlandi

mercoledì, giugno 25, 2008

Elezioni del Rettore della Sapienza

Lettera di Gianni Orlandi alle Colleghe e ai Colleghi


Care Colleghe e cari Colleghi,

le elezioni del nuovo Rettore sono ormai imminenti. Storia personale e amore per la nostra università mi spingono a proporre alcune riflessioni ispirate dalla ricerca del meglio per la nostra comunità in questa fase difficilissima che ha di fronte un futuro ancora più difficile.

Per definirla in una parola, parlerei di una vera e propria emergenza Sapienza, in un contesto di sofferenza dell’intero sistema universitario e di ricerca del paese. Lavorare e studiare nell’università diventa sempre più arduo,  con scarse soddisfazioni, con poche prospettive.

Serve uno scatto collettivo di ingegno e di volontà per cambiare questo andamento. Possiamo farlo. Ne abbiamo le capacità e le disponibilità all’impegno. Ne è prova il fiorire generoso di candidature alla carica di Rettore, ruolo tutt’altro che comodo in vista dei problemi da risolvere.

La situazione, però, ci spinge a trovare il percorso giusto per realizzare un’elezione del Rettore diversa dal passato, risultato ampiamente condiviso della comunità accademica che gli conferisca autorevolezza nel confronto con il mondo esterno e che l’accompagni nella complessa funzione di governo.

L’emergenza chiede chiarezza strategica, capacità di scelta, efficacia operativa. E’ necessario concentrarsi sulle questioni prioritarie:

-       puntare sulla qualità della Sapienza, costruendo le condizioni per valorizzare le competenze ed eccellenze dei docenti e del personale tecnico amministrativo in modo da  assicurare alti livelli nella formazione, competitività nazionale e internazionale della ricerca, efficienza della gestione e funzionalità delle strutture;

-       realizzare la Sapienza come sistema federato compiuto, basato su una piena autonomia economica e gestionale degli Atenei, che ridisegni l’assetto della nostra università, ormai non più governabile in forma accentrata, fino alla ridefinizione dei poteri del Rettore nella   logica di una nuova governance di unitarietà e decentramento;

-       assicurare il risanamento finanziario attraverso meccanismi virtuosi di gestione della spesa a partire dalla valorizzazione degli investimenti nella ricerca e attraverso la determinazione di meccanismi nazionali di finanziamento basati sulla qualità e il merito, per i quali la Sapienza può essere riferimento.

Gli obiettivi sono ambiziosi e non semplici, ma segnano la svolta che possiamo imprimere al futuro della Sapienza e all’intero sistema universitario e di ricerca. Per essi sento ancora una volta, per primo, la spinta e la volontà di impegnarmi insieme alle Colleghe e ai Colleghi, che spero partecipino sempre più numerosi e sempre più attivamente al governo della Sapienza.

Un caro saluto.

24 giugno 2008

Gianni Orlandi

lunedì, giugno 02, 2008

Riporto la lettera che ho ritenuto di inviare ai colleghi della Sapienza in risposta alla proposta di elezioni primarie avanzata da un gruppo di colleghi.



Care Colleghe e cari Colleghi,

nei giorni scorsi un gruppo di docenti ha avanzato una proposta per la prossima elezione del Rettore. Quel gruppo di colleghi individua come punto importante realizzare e gestire tra coloro che aderiscono alla loro proposta una sorta di “primarie” per indicare  possibili candidati a Rettore.

Ne ho apprezzato molto l’intento di sollevare per tempo l’esigenza di discutere e di sollecitare la partecipazione, assolutamente necessaria in questa fase nella quale più che mai La Sapienza ha bisogno di rilancio, di qualità, di efficienza, anche a fronte dello stato di difficoltà del sistema universitario nazionale.

C’è, però,  il fatto che - a differenza dei sistemi politici e dei partiti, ove dagli Stati Uniti all’Italia, pur con le dovute differenze, è stato importante introdurre meccanismi democratici e partecipativi per scegliere i leader - nella Sapienza vige già un sistema di regole elettorali basato  su un meccanismo persino troppo esasperato di primarie. Nella Sapienza si svolgono di fatto fino a tre primarie, nelle quali ciascun professore ordinario a tempo pieno, può essere votato, candidarsi anche a votazioni già iniziate, fino alla quarta votazione, l’ultima, ove i due candidati con il maggior numero di voti nella terza votazione vanno al ballottaggio, se in precedenza nessuno ha raggiunto il quorum richiesto.

Con una simile normativa elettorale, nella quale tutti sono liberamente candidabili fino all’ultimo momento – normativa che va, se del caso, messa in discussione e modificata, ma rispettata fino in fondo finché vige -, qualsiasi procedura intermedia, che funga da drenaggio di gruppi o candidati, finisce per costituire inevitabilmente, al di à delle pur positive intenzioni, una restrizione della democrazia.

Confesso che, pensando ai bisogni di democrazia e di partecipazione della Sapienza, a me vengono in mente prioritariamente due  questioni.

La prima riguarda il riconoscimento della piena dignità di  tutte le componenti della comunità accademica nella vita dell’università, anche attraverso la revisione dello Statuto e dei Regolamenti; penso ad esempio al ruolo dei ricercatori, ma anche al peso eccessivamente squilibrato attribuito al personale tecnico amministrativo proprio nell’elezione del Rettore, che diventa paradossso in rapporto al peso elettorale degli studenti di alcune facoltà.

La seconda, ma non meno importante, riguarda il pieno recupero di un confronto progettuale, aperto, critico, su tutti i temi della comunità accademica, dalle grandi questioni, a quelle meno strategiche, ma che incidono sulla vita quotidiana di lavoro e di studio, in modo da far rinascere tra tutti i colleghi la motivazione a partecipare e a portare il proprio contributo nelle scelte di governo della Sapienza; in questo certamente, potrà essere decisivo aprire una nuova fase di piena autonomia degli Atenei Federati, realizzando anche tutte le condizioni operative per la loro piena funzionalità.

Se volessimo applicare quest’ultimo principio all’elezione del Rettore, immagino un percorso che eviti di vincolare in schieramenti e tenda, viceversa,  ad aprire il più possibile il confronto. Non penso, insomma, a programmi predefiniti ai quali aderire, semmai con il proprio piccolo contributo, ma a sedi di discussione, anche dell’intero corpo accademico,  ove far maturare idee,  proposte, progetti e far emergere le personalità più idonee a rappresentare  il sentire comune della Sapienza e, quindi,  ad essere candidati autorevoli alla carica di Rettore.

Il mio sogno, ma credo il sogno di molti, è quello della Sapienza che torni ad essere sede dei valori accademici, di comunità solidale di cultura, di scienza e trasmissione di conoscenza, che celebra con solennità l’elezione del proprio Rettore. Tutto altro e diverso, quindi,  dalla politica e dal sistema dei partiti, il quale, al contrario,  può trarre indicazioni e prospettive dal suo sapere.

Un cordiale saluto                                                                  

Roma, 14 aprile 2008

Gianni Orlandi



Lettera dei colleghi della Sapienza che vorremmo

Al personale docente
Al personale tecnico-amministrativo
Ai rappresentanti degli studenti 


Roma, 8 aprile 2008 


        Si avvicina la scadenza dell'attuale mandato rettorale. 
Presto saremo chiamati a votare. Si tratta di un momento 
particolarmente difficile per l'università italiana, retrocessa nella 
scala delle priorità del paese. Per La Sapienza, i problemi si sono 
posti e si pongono in modo più acuto e ne hanno determinato negli 
ultimi venti anni un forte declino, in confronto sia con altri atenei 
italiani sia, soprattutto, con quelli di altri paesi europei. 
Da questa consapevolezza ha preso le mosse una riflessione sulla 
situazione attuale e sui modi possibili per invertire le tendenze in 
atto. Essa ha cercato di raccogliere e ordinare le valutazioni 
critiche che molti di noi si scambiano nel loro vivere quotidiano 
all'interno dell'Università e i suggerimenti costruttivi che pure 
vengono proposti. Il risultato è il documento che presentiamo alla 
vostra attenzione, un manifesto propositivo, intitolato La Sapienza 
che vorremmo: riorientarsi alla qualità e all'eccellenza. 
Vorremmo tornare ad essere orgogliosi della nostra università; 
vorremmo che riacquistasse la capacità progettuale espressa negli 
anni Ottanta.
Riteniamo che sia possibile, seppure in tempi non brevi, valorizzare 
le capacità, le competenze e le professionalità presenti, 
riconquistare alla Sapienza un ruolo importante nell'alta formazione 
e nella ricerca, nel panorama internazionale. Questo è 
particolarmente importante per i giovani che continueranno ad operare 
nella nostra Università per molti anni ancora e desiderano poterlo 
fare in un ambiente dinamico, pronto ad accogliere le sollecitazioni 
che gli sviluppi del progresso scientifico e della società 
richiederanno. 
Occorrono quindi scelte coraggiose, discontinuità di governo; 
soprattutto, occorre l'impegno convinto di ciascuno di noi. Esso deve 
esprimersi nella coerenza delle scelte rispetto al riorientamento 
prospettato; nella disponibilità ad assumere responsabilità ai 
diversi livelli; nella trasparenza del contributo alle decisioni 
collettive. 
Non tutte le idee e le linee di evoluzione proposte nel documento 
troveranno consenso unanime. Se però ne condividerete il senso 
complessivo, vi chiediamo di aggiungere le vostre firme alle nostre. 
La volontà di cambiare risulterà chiara soltanto se le adesioni 
saranno numerose. Essa potrà trovare un primo riscontro già nel 
metodo di ricerca delle candidature a rettore, attraverso una 
consultazione preliminare, così come viene delineato al punto 22 del 
manifesto.
L'adesione può essere effettuata da qualsiasi postazione della 
Sapienza mediante la compilazione del modulo elettronico presente nel 
sito http://lasapienzachevorremmo.uniroma1.it, utilizzando login e 
password personali indicate nel testo della e-mail; oppure, può 
essere comunicata via e-mail all'indirizzo 
lasapienzachevorremmo@uniroma1.it, specificando: nome e cognome; 
corpo elettorale di appartenenza (docenti; personale tecnico-
amministrativo; rappresentanti degli studenti); per il personale 
docente e tecnico-amministrativo, dipartimento o struttura di 
appartenenza. 
Al momento stesso dell'adesione o comunque entro il 10 maggio 2008, 
gli aderenti possono segnalare, sempre con modalità automatica, fino 
a due nominativi ritenuti idonei alla carica di rettore i quali 
saranno elencati fra i candidati se avranno aderito al documento 
entro il 15 maggio 2008 .
La consultazione primaria si svolgerà fra il 26 maggio e il 4 giugno 
2008.
Vi ringraziamo per l'attenzione che dedicherete al documento e ci 
auguriamo che possiate condividerne gli intenti e aderire.
Con i migliori saluti, 

Luigina Aiello, Giorgio Alleva, Paolo Amati, Stefano Biagioni, Sergio 
Bruno, Nicola Cabibbo, Graziella Caselli, Attilio Celant, Paolo De 
Bernardis, Domenico De Masi, Ernesto Di Mauro, Viviana Egidi, Antonio 
Fantoni, Laura Frontali, Antonio Golini, Paolo Lampariello, Stefano 
Levialdi Ghiron, Guido Martinelli, Marta Olivetti Belardinelli, 
Giovanni Vittorio Pallottino, Giorgio Parisi, Rossella Petreschi, 
Sergio Pimpinelli, Claudio Procesi, Giancarlo Ruocco, Giovanni 
Battista Sgritta, Gabriella Tocco, Alberto Zuliani